Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati

[ Log In ]

> Attualità

Senza di me non potete fare nulla



La Confederazione Civiltà Cristiana e Italia Cristiana intendono con il presente articolo fornire un contributo di chiarimento – e in ogni caso specificare la propria posizione – riguardo il dibattito, nient’affatto secondario, che in questi ultimi tempi sta avendo luogo su un punto chiave della metodologia della battaglia svolta meritevolmente da tante associazioni in difesa della vita, della famiglia naturale e sacramentale e contro l’imposizione di stampo giacobino e totalitario dell’omosessualismo di massa e della cosiddetta “teoria del gender”, con tutte le sue aberrazioni contro natura e le sue catastrofiche conseguenze pratiche.

Il punto in questione nasce dalla scelta voluta e attuata da quasi tutte le suddette associazioni di portare avanti la buona battaglia in maniera chiaramente e dichiaratamente a-confessionale, a volte anche con eccessi di uno zelo che meriterebbe essere utilizzato in altre maniere e contesti.

Premettiamo, prima di entrare in medias res, che la CCC in tutti i suoi confederati e IC i tutti i suoi iscritti condividono ovviamente in toto gli scopi ultimi della grande battaglia in corso (precisazione inutile, ma che è sempre meglio fare). Non solo: ammiriamo anche sinceramente l’abnegazione e l’impegno di tantissime persone di buona volontà che, in varie maniere e seppur – come naturale che sia – con differente sforzo qualitativo e quantitativo, costantemente si sacrificano per tale epocale battaglia al servizio della civiltà. E riconosciamo apertamente il merito oggettivo che tali associazioni, in particolare La Manif pour Tous e Le sentinelle in piedi, e altre, hanno nell’essere riuscite a mobilitare il mondo prolife e cattolico nella difesa della civiltà, creando per la prima volta una resistenza costante di popolo contro l’avanzare della deriva dissolutoria. Anche le recentissime manifestazioni pubbliche delle Sentinelle in piedi dimostrano l’impegno e la costanza di migliaia di persone e d’altro canto pongono in rilievo l’inciviltà e la rabbia diabolica di chi le offende volgarmente quando non le assale materialmente.

Ci teniamo a ricordare che quando vi sono state le prime aggressioni incivili e vigliacche, subito abbiamo espresso pubblicamente la nostra solidarietà (senza chiedersi per altro se a parti inverse avrebbe mai ricevuto questa solidarietà, e questo perché ogni cattolico sincero sa bene che non deve mai porsi questa domanda fatale, pena la fine della carità condivisa e dell’azione comune…).

Ribadito quindi il fatto di essere dalla stessa parte della barricata e anche di ammirare sinceramente l’opera di tutti coloro che si impegnano in tali attività pubbliche (come sul web, del resto, non meno importante oggi), occorre però mettere alcuni puntini sulle “i”, non per creare ulteriori divisioni, ma al contrario per specificare nella più completa chiarezza le motivazioni di alcune divergenze, non – come già detto – nei principi ideali, ma negli aspetti più operativi, che, in ogni caso, indirettamente rimandano anche ad alcuni principi ideali.

Questo articolo quindi è scritto in pieno spirito di carità fraterna e vuole essere costruttivo nelle intenzioni e si spera anche nella pratica, perché la chiarezza, anche se evidenzia alcune divergenze, non può che aiutare i figli di Dio e della Chiesa a operare per il meglio nel futuro.

Veniamo ora al punto in questione.

Come accennato, riguarda il problema della scelta attuata da quasi tutte le associazioni, in primis le suddette (ma non solo loro), di condurre un apostolato pubblico a-confessionalee questo allo scopo principale (almeno così si dichiara) di poter ottenere la partecipazione alle iniziative pubbliche anche di esponenti delle altre religioni (specie musulmani) o del mondo laico o ateo.

Naturalmente il punto di forza di questa scelta si fonda sul principio, verissimo in sé, che tutte le questioni di cui sopra attengono al diritto di natura ancor prima che a dogmi e norme morali di natura specificamente religiosa, il che darebbe diritto ai cattolici appunto all’azione a-confessionale.

Specifichiamo riguardo questo problema alcuni punti introduttivi essenziali:

·       È assolutamente vero che le questioni relative al valore della vita umana e della famiglia naturale attengono prima di tutto alla Legge Naturale.

·       Pertanto, laddove si trovassero uomini di “buona volontà” capaci di riconoscere la veridicità dei princìpi relativi alla dignità e alla sacralità della vita, così come della famiglia e della corretta sessualità, è necessario e doveroso poter procedere insieme.

Fermo restando ciò, vanno fatte alcune precisazioni.

·       Un tale oggettivo riconoscimento non può legittimare l’abbandono di un altro dato, che è altrettanto oggettivo e altrettanto doveroso (nonché intelligente) dover riconoscere, e cioè che Gratia perficit naturam, ovvero che la verità rivelata non annulla, ma perfeziona la verità naturale.

·       I Padri della Chiesa definivano la Ragione come un “piccolo lume” e la Fede come un “grande faro”.  Per brevi distanze anche il piccolo lume fa vedere le stesse cose che potrebbe far vedere il grande faro, ma è indubbio che, oltre le piccole distanze, solo il grande faro fa vedere ciò che il piccolo lume non può più far vedere. Fuor di metafora: Ragione e Fede non sono in contraddizione, ma ciò non vuol dire che ci sia perfetta identità e che il loro rapporto non sia nella dinamica della propedeuticità logica: la Ragione introduce la Fede. Ma non solo propedeuticità, anche reciproco aiuto: la Ragione invita alla Fede e la Fede rafforza la Ragione. Rinunciare di credere in questo significherebbe non solo annullare il valore della verità rivelata, ma anche indebolire la verità razionale.

·       Per tornare alla questione del valore della vita umana e della famiglia naturale, un conto è collaborare (nei limiti del possibile e nelle circostanze che la Provvidenza offre) con tutti gli uomini di “buona volontà”, altro è rinunciare pregiudizialmente a capire che i fondamenti della difesa della vita vanno trovati sì nella Ragione (perché già iscritti nell’ordine razionale della realtà), ma anche e soprattutto nella verità naturale che trova il suo completamento nella verità rivelata.

·       Da qui la necessità che qualsiasi organismo politico o di presenza civico-culturale che voglia adeguatamente difendere i valori della vita non possa e non debba rinunciare a una identità chiaramente confessionale in senso cattolico.

·       Scrive san Pio X nell’Enciclica Il fermo proposito dell’11 luglio del 1905: «La civiltà del mondo è civiltà cristiana; tanto è più vera, più durevole, più feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana; tanto declina, con immenso danno del bene sociale, quanto dall’idea cristiana si sottrae». Ecco il punto: il valore della vita umana come quello della famiglia naturale non sono valori isolati e isolabili, ma sono inseriti all’interno di un patrimonio più grande. E perché li si possa adeguatamente difendere bisogna inserirli in questo patrimonio più grande. Questo patrimonio è la Civiltà Cristiana!

·       Va bene difendere singolarmente il valore della vita (è doveroso!), ma è importante non dimenticare che i singoli rattoppi non valgono un vestito nuovo. Si tratta di interventi occasionali. A questi singoli interventi bisogna accompagnare un’altra difesa molto più grande che è quella della Civiltà Cristiana. Ecco il senso di ciò che dice San Pio X.

·       Ed ecco perché nelle varie religioni si possono sì trovare questioni su cui trovare opportuni e occasionali accordi, ma senza dimenticare l’esistenza, all’interno di queste religioni, di palesi contraddizioni. Due esempi riguardanti l’Islam (visto che sono i musulmani gli unici che aderiscono a queste manifestazioni). Da una parte c’è la condanna dell’aborto, dall’altra si ammette la schiavitù. Da una parte si condanna l’omosessualità, dall’altra (vedi il caso iraniano) si pagano con il sistema sanitario nazionale le operazioni di cambiamento del sesso. Per non parlare poi della poligamia...

·       Non solo: sappiamo tutti benissimo – senza che ci nascondiamo dietro a un dito – che mai e poi mai gli islamici che partecipano alle nostre iniziative rinuncerebbero alla loro aperta adesione all’islamismo. Anzi, lo fanno proprio e solo in nome dell’Islam. E sappiamo anche benissimo quanto ci disprezzino proprio per il nostro tradire o vergognarci di essere cattolici pubblicamente, fosse anche solo per una mera questione di machiavellismo operativo. E allora non si capisce per quale ragione alla stessa manifestazione loro possono essere confessionali mentre noi aprioristicamente no.

Sia chiaro: come si evince da tutto quanto detto prima, non stiamo assolutamente affermando che non si debbano invitare gli islamici (normalmente quattro gatti, ma meglio che niente) alle iniziative pubbliche, o chi per loro, non fosse altro per mettere più in difficoltà il nemico comune, il laicismo intollerante e aggressivo: ma questo non dà diritto a dover rinunciare pregiudizialmente, sempre e comunque, alla nostra pubblica identità cattolica. A forza di quanto detto, basti ricordare quante volte gli immigrati islamici stessi pubblicamente se la prendono con quegli indefinibili dirigenti scolastici che vogliono vietare il presepe o togliere il crocifisso, dicendo che per loro non costituirebbero un problema, probabilmente perché intelligentemente capiscono che la guerra laicista non è solo a Cristo (certo in primis) ma a ogni religione monoteista.

Qui si vuole solo ribadire che, anche volendo ammettere che ogni tanto possa essere “utile” o “indispensabile” l’a-confessionalità operativa, questo metodo di procedere però non può e non deve diventare la norma, la prassi abitudinale, addirittura unica, perché alla lunga significa allontanarsi da Cristo.

Ribadiamo: vogliamo anche ammettere che forse in taluni specifici casi possa essere inevitabile o almeno più utile; ma non possiamo ammettere che diventi una prassi consolidata, al punto tale che chi ne diverge è una sorta di pazzo provocatore. Questo – deve essere detto chiaramente – è inammissibile per un cattolico sincero: non è difficile ricordare a tutti che Cristo stesso ha detto: «senza di me non potete fare nulla» (Gv. 15,8), sentenza micidiale, che condanna senza possibilità di appello ogni forma di tipicamente italico machiavellismo procedurale e di naturalismo occulto. Un machiavellismo procedurale che, va detto, alla lunga, se non corretto, porta inesorabilmente al machiavellismo dei princìpi, come tutta la storia del movimento cattolico italiano del XX secolo sta palesemente a dimostrarci. Superfluo è ricordare quale partito ha introdotto in Italia l’aborto e ha permesso non solo l’inizio, ma anche lo sviluppo pazzesco di tutti i princìpi dissolutori che oggi ci vengono imposti anche con la complicità dei tardi esponenti di quel partito e dei loro accoliti più giovani, magari con la maschera di qualche dichiarazione o manifestazione pubblica in senso contrario, che serve solo a ingannare chi vuole essere ingannato e a far costantemente trionfare le forze del male con cui costoro sono sempre alleati.

“La laicità dello Stato è sacra”: questa sentenza è stato il mantra di questa Repubblica, ripetuta non solo dai partiti e dai politici di sinistra e laici, ma anzitutto e costantemente dagli esponenti della Democrazia Cristiana (solo per fare un esempio relativamente recente: quante decine di volte  avremo sentito Oscar Luigi Scalfaro pronunziare la fatidica sentenza… e chi non è più giovanissimo non può certo negare questo), sempre e comunque, quasi come una sorta di espiazione penitenziale imposta per giustificare la loro esistenza politica. Ebbene, i risultati della scelta dell’a-confessionalità del mondo cattolico italiano negli ultimi settant’anni sono chiarissimi dinanzi agli occhi di tutti noi.

Continuare quindi su questa strada, aprioristicamente e costantemente, non può che portare allo sfacelo, più di quanto oggi già non sia presente. Perché lo scopo unico del cattolico è testimoniare Gesù Cristo e portare al prossimo Gesù Cristo, in ogni modo legittimo possibile.

Insomma, detto in soldoni, noi siamo certi che le belle e importanti iniziative della Manif pour Tous, delle Sentinelle in piedi, o di altre realtà associative come mediatiche, non perderebbero nulla, anzi, acquisterebbero molto, quantitativamente e qualitativamente, divenendo sempre meno a-confessionali e sempre più cattoliche apertamente dichiarate. E siamo convinti che nemmeno i musulmani se ne allontanerebbero, come nemmeno gli eventuali atei. E questo per la logica ragione che chi innalza la Croce di Cristo e il Vessillo di Maria Ss.ma non può certo ricevere in cambio uno “schiaffo” da Loro (e se anche lì per lì lo ricevesse, sarebbe comunque propedeutico per successivi più grandi trionfi, come tutta la teologia e la storia della Chiesa ci insegnano e dimostrano).

Concludiamo ribadendo che la CCC e IC – pur avendo chiarito il proprio pensiero in merito – rimangono con atteggiamento assolutamente costruttivo verso tutti coloro che conducono buone battaglie. Si dichiarano pronti alla collaborazione quando possibile e nei termini che riterranno opportuni (e nella misura in cui ad altri farà piacere, ovviamente) e offrono questo approfondimento alla serena riflessione di tutti gli amici comuni. Si permette solo di ribadire che probabilmente, qualora si decidesse di organizzare manifestazioni non solo con libri o con strumenti buoni in sé ma “a-confessionali”, ma anche con recita pubblica di rosari, con adorazioni pubbliche, con Messe, ecc., sicuramente questo porterebbe delle grazie dal Cielo maggiori.

Perché noi ancora crediamo che Gratia perficit naturam e che senza di Lui non possiamo fare nulla. E che anzi, Cristo stesso ha detto: «Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi» (Lc., 9,26).

Per questo concludiamo riproponendo alla riflessione le parole sacrosante di san Pio X:

«La civiltà del mondo è civiltà cristiana; tanto è più vera, più durevole, più feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana; tanto declina, con immenso danno del bene sociale, quanto dall’idea cristiana si sottrae».

Corrado Gnerre (Presidente CCC)

Massimo Viglione (Segretario Nazionale CCC)

Fabrizio Verduchi (Presidente Italia Cristiana e Vicepresidente CCC)

 

 

15 dicembre 2014






comments powered by Disqus









Confederazione Civiltà Cristiana
Eventi consigliati



Il Dibattito
Proponiamo ai nostri lettori una riflessione di un sacerdote su un fatto che ha suscitato nei giorni scorsi molte polemiche. La riflessione ci appare serena e argomentata. Speriamo quindi che a distanza di tempo si possa ragionare, e magari svolgere un dibattito, con costruttiva serenità di toni e onestà di intenti, nel pieno rispetto delle diverse opinioni.

Contromano in autostrada...




Pronto Soccorso Apologetico



I lettori ci scrivono








sito

ilgiudcat


Corrispondenza romana


Riscossa Cristiana


Messa in Latino


Libertà e persona


Radici cristiane


I tre sentieri


mai più cristianofobia


Parrocchia San Michele


Il Covile


Sine Timore


MEVD