Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati

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Le giornate della memoria



Il fatto stesso che la nostra società debba istituire in continuazione giornate della memoria è riprova inconfutabile sia di quanto essa sia menzognera in sé, pertanto illecita e contro la Verità e la Giustizia, e quindi contro l’uomo.

Le società che nel corso dei secoli si sono succedute, hanno, in rapporto al loro grado di civiltà, sempre conservato la memoria del loro passato, delle loro glorie come dei loro errori (Historia Magistra Vitae…), le prime al fine di puntellare l’unità del popolo e la forza delle istituzioni, i secondi al fine di imparare a commettere più gli stessi errori. Qualcosa magari veniva volutamente obliato perché troppo scomodo da ricordare… Ma l’eccezione confermava la regola generale. Nessuna civiltà del passato ha mai dovuto istituire giornate della memoria.

Lo deve fare il nostro mondo democratico, quello dei diritti civili e del progresso, del dialogo e della tolleranza. Come mai? Beh, solo i finti stupidi possono far finta di non vedere il perché: perché il nostro mondo democratico, dei diritti civili e del progresso, della tolleranza e del dialogo, si fonda – per costituzione stessa – sulla menzogna istituzionalizzata (altrimenti non vi sarebbero dialogo e tolleranza, nel senso che viene dato loro oggi e nell’uso che ne viene fatto). E allora, ogni tanto, qualcuno si accorge che il coperchio con cui si è occultata la realtà storica sta per scoppiare, e così si inventano le giornate della memoria.

Il fatto che la nostra società sia costruita sulle fondamenta della menzogna e dell’occultamento storico non è un errore di percorso: è l’inevitabile esito della scelta compiuta ufficialmente nel XVIII secolo (in realtà molto prima) di creare un nuovo mondo a tavolino. Il mondo non come è, ma come ci piacerebbe che fosse (o meglio, come piacerebbe a un gruppo di potenti “fratelli”). È insomma l’esito del trionfo dell’utopia della “Nuova Era”. Utopia che – proprio in quanto utopia – richiede necessariamente di far passare per vero ciò che è falso e viceversa. E in questo processo, che è preternaturale e metastorico prima ancora che naturale e storico, è ovvio che la manipolazione della storia, in quanto memoria condivisa dei popoli e delle civiltà, è l’elemento chiave per la riuscita del progetto.

Con questo non stiamo dicendo che l’istituzione della giornata della memoria per le vittime delle foibe sia un errore, anzi, era ed è una assoluta necessità in quanto riparazione delle menzogne di cui sopra. Stiamo però dicendo che in fondo, al di là del doveroso e sacro ricordo delle vittime e dei martiri della mostruosità ideologica moderna, tutto ciò è dimostrazione ulteriore del fallimento della società democratica in cui viviamo.

Un giorno, insegnavo ancora a scuola. Venne da me una collega (che peraltro, essendo di sinistra, non poteva vedermi) tutta preoccupata e ansiosa (come era sempre) e mi chiese gentilmente un favore. Io le dissi: “certo, dimmi, di che si tratta?”. E lei: “Massimo, le ragazze mi hanno chiesto una cosa che non conosco, una cosa strana, mah… ma tu ne sai niente?”. “Cosa ti hanno chiesto?” – “Mah… m’hanno chiesto cosa sono… aspetta, una parola strana.. tipooo… febe, fabe, fobe… Ma che sono?”.

Correva l’anno 2000: più di mezzo secolo dopo gli eventi in questione e per di più nella nostra iperinformata e mediatica società, una docente di storia non aveva mai sentito la parola “foibe”. Non è neanche colpa di quella povera docente di liceo. Avevamo la stessa età, ed effettivamente nessuno a scuola aveva mai insegnato neanche a me cosa erano le foibe… E tanto meno all’università (figuriamoci!). Se io lo sapevo era perché essendo un uomo di destra e avendo frequantato quel mondo politico e culturale ne ero venuto a conoscenza. Ma nessun libro ne parlava allora, tanto meno i giornali, i tg, ecc.

In tal senso, il peso che più pesa dentro (mi si passi il gioco di parole), oggi, ciò che più rende furiosi, è la complicità. La complicità di coloro che per decenni hanno negato spudoratamente il massacro delle foibe, la complicità infame dei politici di sinistra e di centro che per decenni si sono rifiutati di rendere almeno un postumo omaggio a quelle persone, persone come noi, gettate vive nelle fosse con i loro bambini, o massacrati prima nelle carceri titine. Infami complici ancora oggi esistenti: inutile fare i nomi, li conosciamo i politici e intellettuali che ancora si oppongono alla memoria o, non potendo più cancellarla, la banalizzano facendo ricadere la colpa sugli italiani stessi o spiegandola tramite mere cause di scontro etnico.

Tutti costoro, nessuno escluso, non sono differenti dai soldati comunisti di Tito (e del suo italico compare) che hanno compiuto questo mostruoso massacro: sono esattamente come loro, peggio di loro, perché quelli hanno compiuto quelle scelleratezze in un clima di guerra e di odio, mentre i nostri le perpetuano a decenni di distanza dalle loro scrivanie e con i loro portafogli ricolmi di soldi e forti del loro successo personale. Infami traditori della Verità storica, del Bene comune, della memoria dei massacrati dall’odio ideologico della modernità.

Ma, tornando al discorso generale delle giornate della memoria, quanto in precedenza detto, come tutti sappiamo infallibilmente, vale per tutti i massacri e genocidi, tranne uno. Per questo genocidio, vige invece il ragionamento contrario: occorre tenerlo vivo sempre e comunque ogni giorno in ogni modo, tutti lo devono vivere sulla propria pelle. E, soprattutto, solo di questo si deve parlare veramente ovunque: a scuola fin dalla più tenera età, alle superiori, all’università, nei giornali, in tv, al cinema, nei libri, ovunque sia possibile. Si organizzano viaggi di scolaresche e politici nei luoghi del massacro, lo si esamina ancora oggi come se fosse avvenuto ieri.

Tutti hanno capito di quale genocidio ora stiamo parlando e sia subito chiaro che chi scrive non è affatto negazionista e pertanto ritiene assolutamente giusto che anche la memoria di quell’orribile persecuzione e strage, perpetrata da una congrega di criminali infernali, non venga mai cancellata, sebbene sarebbe molto utile e saggio riportarla nei corretti limiti della realtà storica. Il problema, semmai, è che appare oggi intollerabile che questa sia l’unica infamità che tutti debbano conoscere per forza, l’unica “legittima”, se così si può dire. Ancora oggi tutti i media, scuole, parrocchie, ecc. parlano del 27 gennaio. Benissimo. E del 10 febbraio chi parla, eccetto qualche rivista o intellettuale di destra?

È questo che non va bene: occorre parlare di tutti, nessuno escluso, perché tutti i massacrati erano uomini, e gli uomini sono tutti uguali davanti a Dio e davanti alla storia (a meno che non vogliamo essere… “razzisti”…).

Quando verrà il giorno della memoria per gli armeni massacrati dai turchi? E il giorno della memoria degli spagnoli cattolici massacrati da Largo Caballero e da tutta la sinistra rivoluzionaria? E il giorno della memoria dei 500.000 massacrati dalla Rivoluzione Francese (di cui 300.000 solo in Vandea) in nome della libertà e della fraternità, quando verrà? E il giorno della memoria degli oltre 100.000 italiani massacrati dai napoleonici perché rimasti fedeli alla Chiesa e ai loro sovrani legittimi? E il giorno della memoria delle decine di migliaia di meridionali massacrati dai piemontesi fra il 1860 e il 1865 perché non disposti a tradire Francesco II di Borbone e a farsi italianizzare con la forza, quando verrà? E il giorno della memoria di decine di migliaia di cattolici messicani massacrati dal governo massonico negli anni Venti del secolo scorso, quando verrà? E il giorno della memoria non solo delle foibe, ma delle centinaia di milioni di morti vittime di Stalin, di Mao, Pol Pot e di tutti gli altri mostri prodotti dal comunismo nel mondo, quando verrà?

E il giorno della memoria delle 50 milioni di vittime della Prima Guerra Mondiale, la più insulsa e ingiustificata di tutte le guerre, l’“inutile strage”, atta solo alla distruzione dell’Impero cattolico e all’introduzione del comunismo nel mondo, quando verrà istituita?

Ma mi voglio ancora più allargare. Voglio esagerare con la memoria. E il giorno della memoria di tutti i cattolici massacrati dal protestantesimo, in particolar modo da quel mostro d’iniquità che fu Elisabetta I d’Inghilterra, quando verrà? Ma vado ancora più sul pesante. E il giorno della memoria del più incalcolabile numero di cristiani massacrati in tutti i tempi, vale a dire quello ucciso nelle più efferate maniere fra il VII e il XVII secolo, e ancora oggi, ogni giorno, dall’islam, quando verrà istituito?

Quando?

E, per finire, quando ricorderemo le decine di milioni di bambini sventrati nel grembo delle madri con la complicità di leggi inique e infami, di medici e infermieri dimentichi del loro mandato deontologico? Quando? Ma, in questo caso, la prima urgenza sarebbe quella di porre fine al massacro, visto che è quotidianamente in atto ancora oggi.

E auguriamoci, e lottiamo fino in fondo affinché ciò non avvenga, che non si debba un giorno istituire una giornata della memoria per la famiglia composta da padre, madre e figli, o una giornata della memoria della retta sessualità e moralità privata e pubblica…

Quante giornate della memoria dovremo istituzionalizzare? Troppe. Forse, più che le giornate della memoria, sarebbe necessario istituzionalizzare la memoria corretta degli eventi. Ovvero, liberare l’insegnamento e la conoscenza generale della storia dalle mani opprimenti e totalitarie della sinistra e del liberalismo rivoluzionario, dall’indottrinamento massonico ideologico, che, gestendo scuole, università, case editrici, televisioni, giornali e in buona parte – direttamente o indirettamente – anche parrocchie e diocesi (e più ancora), controlla di fatto il cervello di milioni e milioni di persone.

Forse, v’è un’unica giornata della memoria che dovremmo istituire, ogni giorno, giorno dopo giorno: quella della lotta attiva e continua e generale per la diffusione della Verità.

Questa sì che è una battaglia immensa, un fine eccelso, per i quali la vita merita di essere vissuta.

Massimo Viglione 9 febbraio 2015






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