Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati

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23/02/2015
Domanda

Spett redazione,ho letto in qualche scritto di Elisabetta sala vostra collaboratrice che Shakespeare nel 10-iivenne accusato di avere rapporti con Robert Parsons, gesuita. Non riesco più a risalire alla citazione, inoltre vorrei sapere qualcosa in più relativamente a questa accusa, dato che di fatto in seguito Shakespeare si allontanò dalle scene.
Molte grazie Amalia graglia Roma

Risposta

Risponde Elisabetta Sala
Innanzitutto la grafia in uso nel mondo cattolico è solitamente "Persons": il nome "Parsons", che vuol dire "parroci", gli fu affibbiato per spregio dai suoi nemici anticlericali e anticattolici.
Lo storico, geografo ed esegeta John Speed, puritano, uscì nel 1611 con la sua Storia di Gran Bretagna, dove, attaccando padre Persons per aver infangato la memoria del "martire" lollardo Sir John Oldcastle, accusa Shakespeare di essere stato in combutta con lui. Oldcastle, infatti, era il nome originario di Falstaff. Così Speed lancia veleno contro quel "papista" (Persons) e il suo "poeta" (Shakespeare), entrambi bugiardi, l'uno che sta sempre a fingere, l'altro sempre a falsificare la verità. Ho preso la citazione dalla biografia di Schoenbaum, p. 193.
Essendo altamente possibile che Shakespeare abbia lasciato le scene proprio in quell'anno, e avendo le autorità dato un altro forte giro di vite alle leggi penali proprio in quell'anno, non è escluso che l'addio al palcoscenico fosse legato alla possibile ricusanza del grande drammaturgo. Certo, si tratta di un'ipotesi.



04/08/2014
Quesito

Gentili Proff. Gnerre e Viglione, vi prego di illuminarmi sul comportamento che deve tenere la Chiesa in merito a quella coppia di Bologna il cui marito, dopo vari anni di matrimonio, decise di cambiare sesso e andò a farlo in Tailandia (Corriere della Sera 12.6.2014). I due coniugi (ora due donne) vogliono continuare a vivere come prima perché si amano. Il tribunale civile aggiusterà il pasticcio secondo l'ideologia dominante, ma la Chiesa? Sia che riconosca il cambiamento di sesso sia che non lo riconosca - perché quel marito, nato uomo, mantiene i suoi cromosomi di uomo anche se ora sembra una donna - finisce per avallare una coppia di fatto omosessuale. O dovrebbe annullare d'ufficio un matrimonio rato e consumato a suo tempo tra un uomo e una donna, ma non credo che il diritto canonico lo consenta. Vi prego di chiarirmi cortesemente le idee e vi ringrazio con profonda stima ed amicizia. 
CARLA

Risposta

Cara amica, ovviamente per una risposta precisa e articolata occorrerebbe un esperto in diritto canonico; ma le rispondo dottrinalmente. Se il matrimonio realmente c'è stato dinanzi a Dio, non si può annullare, pertanto i due sono e saranno uniti vita natural durante. Ovviamente ciò non vuol dire avallare una coppia omosessuale, perché, pena peccato mortale, i due dovrebbero comportarsi pubblicamente e intimamente come marito e moglie e non come due donne. E' un caso questo in cui canonicamente non vi è nemmeno l'obbligo della convivenza, anzi. Ma dinanzi a Dio i due rimangono marito e moglie.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



26/04/2014
Semplici coincidenze?

A soli tre giorni dalla canonizzazione di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla una pesante croce eretta in onore di quest’ultimo (in perfetto stile modernista: pericolosa, oltre che brutta) crolla addosso ad un giovane disabile, uccidendolo sul colpo. Si viene subito a sapere, inoltre, che il ragazzo abitava in  via Giovanni XXIII, a Lovere, sul lago d’Iseo (nella provincia che ha dato i natali ad Angelo Roncalli). La disgrazia è avvenuta a Cevo, laciltà dell’alta Val Camonica, nel parco dell’Adamello, in provincia di Brescia.
Altro fatto inquietante:  da qualche tempo un dipinto della Madonna incoronata, a Campocavallo, frazione di Osimo, non molto distante da ancona, muove gli occhi. Diverse persone hanno assistito al prodigio, riferendone al Rettore del Santuario. Sembra che quel quadro della Madonna  abbia già mosso gli occhi altre volte, verso la fine dell’800.
Questo prodigio ricorda molto le analoghe mariofanie avvenute nel 1796 a Roma e negli stati pontifici, subito prima dell’arrivo delle armate napoleoniche. Tra l’altro, il caso più eclatante, perché coinvolse direttamente Napoleone, avvenne proprio ad Ancona, quando Napoleone era alle porte, dopo aver già conquistato Bologna e Ferrara. Lì, nella chiesa di San Ciriaco, il 25 giugno 1796, un quadro della Madonna iniziò a muovere gli occhi. Il prodigio durò circa sei mesi. I giacobini locali sottrassero di nascosto il miracoloso dipinto per farlo vedere a Napoleone, che avrebbe così dimostrato che si trattava di un imbroglio dei preti. Napoleone dette subito ordine che il quadro venisse distrutto, ma prima volle vederlo egli stesso: ebbene, presolo in mano, tutti lo videro impallidire improvvisamente e, cosa inusuale per il suo carattere, revocò l’ordine e disse di limitarsi solo a coprire ilo quadro, senza distruggerlo; inoltre restituì alla Vergine tutti gli onori che le aveva tolto. Si veda in proposito l’ottimo libro “Gli occhi di Maria”, di Vittorio Messori e Rino Cammilleri, Edizioni Piemme.
In quell’occasione, la Madre di NSGC e Madre nostra volle avvertire gli abitanti dell’Urbe e degli stati pontifici dell’imminente persecuzione dei giacobini francesi e dei loro (pochi) fiancheggiatori italiani. Si trattò quindi di una messa in guardia da un pericolo imminente per la Chiesa e per i fedeli.
Alla luce di queste considerazioni mi sorge spontanea una domanda:  semplici coincidenze, quelle attuali,  o inviti alla riflessione, alla messa in guardia da qualche pericolo imminente per la fede e per la Chiesa? Bisognerebbe rivolgersi al bravo Antonio Socci, che un tempo era maestro in questi accostamenti di date, numeri,  giorni mancanti o successivi ad eventi ecclesiali, per trarne conclusioni spesso insospettabili, qualità, questa, che gli venne rimproverata dal Cardinal Bertone come fissazione sulla numerologia (al tempo della diatriba sul terzo, o quarto, segreto di Fatima).
Personalmente, non mi sento di archiviare il tutto come semplici coincidenze, la disgrazia di Cevo e la mariofania di Campocavallo; troppo acceso il dibattito sull’imminente duplice canonizzazione, molto aspra la contesa tra il mondo cattolico tradizionalista ed i progressisti al potere nella Chiesa sull’opportunità (o addirittura sulla legittimità) di tanta tempestività  di queste canonizzazioni, mentre altre aspettano da molti anni, o sono ormai state archiviate per evidenti motivi ideologici: si vedano, ad esempio, i processi canonici di Merry Del Val, Segretario di stato di San Pio X e suo stretto collaboratore nella battaglia antimodernista, del vescovo di Arezzo Giovanni Volpi, anch’egli stretto collaboratore di Papa Sarto, e di Eugenio Pacelli, Pio XII (il cui processo di beatificazione sembra sia fortemente osteggiato dalla massoneria ebraica), il papa che ha proclamato il quarto dogma mariano (L’Assunzione di Maria SS.ma al Cielo in anima e corpo).
Non mi sento, quindi, di escludere un altro segno del Cielo prima, od in concomitanza, della duplice canonizzazione e di questo vorrei mettere al corrente gli amici ed i moderatori del blog, se me ne viene concessa l’opportunità. Pace e bene a tutti e…ad Jesum per Maryam
P.S.: ricordo ancora la mia ricerca, sinora vana, del libro di Massimo Viglione "Le insorgenze", Ad. Ares, Milano 1999. Chiunque potesse aiutarmi a rintracciarne una copia (anche usata) avrebbe tutta la mia riconoscenza, oltre che il doveroso compenso. 
Grazi di cuore,  
Remo

Risposta

Caro amico,
le cose che dice non fanno una grinza. C'è una consequenzialità logica nelle sue parole che è difficile negare. 
La questione però sta nel fatto che nessuno può dire nulla in senso categorico in merito a ciò che sta accadendo, e mi riferisco alle prossime canonizzazioni. I segni ovviamente sono segni, e va sempre chiesta la grazia al Signore di poterli ben capire e di non restare "ciechi" dinanzi ad essi. 
Ciò che invece possiamo dire categoricamente è che, a prescindere dalle canonizzazioni in sé, i media e certi apparati stanno utilizzando le prossime santificazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II per in un certo qual modo "canonizzare" il cosiddetto rinnovamento post-conciliare. E questo fa specie, in considerazione del fatto che tale "rinnovamento" è stato tutt'altro che una primavera, bensì un vero e proprio inverno ... e per giunta glaciale. I dati parlano chiaro: abbandoni del sacerdozio e della vita religiosa, confusione dottrinale nelle università cattoliche, catechismo tradizionale smantellato, analfabetismo religioso nei giovani, vita di grazia ridotta al lumicino, sfascio della famiglia, chiusura egoistica alla vita, ecc .... Mi risulta che in questi (può darsi però che non sia stato molto attento) non si siano elevate voci per sottolineare del pontificato di Giovanni Paolo II encicliche come l' "Evangelium vitae", oppure la "Fides et Ratio", oppure ciò che questo papa scrisse e disse in tema di morale coniugale. 
Insomma, caro amico, la situazione è complessa. Non ci resta che fare due cose: pregare e agire. Pregare affinché il Signore e Maria Santissima liberino quanto prima la Chiesa da questa spaventosa crisi, agire testimoniando la verità, quella che sempre ha professato la Santa Chiesa Cattolica nel corso di duemila anni.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



11/02/2014
Venerazione, adorazione del SS.mo Sacramento

Ho notato da molto tempo che non ci si genuflette più davanti al taberancolo e talvolta nemmeno davanti al Santissimo esposto. Ci si limita ad un inchino. Parrocchiani miei, membri di varie comunità, tipo Carismatici o altro, quindi, cattolici con i controfiocchi, elargiscono compiti inchini, ma la tridentina genuflessione, no. Non parlo poi dei sacerdoti, o dovrei dire presbiteri?, che quando aprono il tabernacolo fanno raramente la genuflessione e non parlo solo degli anziani.
Domanda: E' un effetto della riforma liturgica o del caos regnante nella liturgia?
Grazie,
Aristide 

Risposta

Caro amico,
meno male che lei vede ancora degli inchini. A me capita non vedere nemmeno quelli. Di certo la riforma liturgica ha contribuito a tale stato di ignoranza generale per cui molti non sanno più che nell'Eucaristia vi è sempre la presenza reale di N.S.Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità. A questo poi si aggiunge che lo stato della catechesi è quello che è. Al catechismo spesso s'insegna di tutto, tranne che le cose fondamentali, e quando queste ultime continuano ad essere insegnate, vengono presentate in maniera confusa e poco persuasiva.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



11/02/2014
Comunione ai risposati

Ho letto in un articolo pubblicato sul sito cattolico "la bussola quotidiana" che il cardinale Maradiaga,a proposito della possibilità di dare la comunione alle persone separate e risposate, sotiene che ci si debba chiedere se le persone separate e risposate si siano veramente unite in Dio ( in altre parole se il matrimonio è valido dal punto di vista religioso).
Trovo porre la questione in questi termini sia veramente assurdo; allora anche il battesimo ai bambini non dovrebbe essere valido in quanto questi non sono in grado di intendere e di volere.
Credo che frate Martin Lutero si stia scompisciando dalle risate nella tomba!

Risposta

Caro amico,
lo scandalo delle parole del cardinale Maradiaga non sta tanto nel contenuto in sé, quanto nell’opportunità. Mi spiego: dire che possano esserci delle condizioni e delle situazioni che rendono nullo il matrimonio, non è una novità. Da sempre la Chiesa riconosce l’opportunità di eventualmente indagare sulle condizioni di matrimoni celebrati ma che non sarebbero mai avvenuti dinanzi a Dio. Ma per questo esiste la Sacra Rota. Perché dirlo ora, e soprattutto che senso ha ricordare ora ciò che si sa da sempre? Perché, evidentemente, si vuole forzare un cambiamento della dottrina morale della Chiesa. E’ le parole alquanto polemiche di Maradiaga nei confronti del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede sembrano attestarlo.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



11/02/2014
Salvezza eterna

Buonasera,
premetto che sono fermamente Cattolico (per Grazia di Dio) e la mia domanda non intende procurare disagi. Siccome si può essere salvi solo per mezzo di Cristo, coloro che appartengono a sette eretiche ma in particolare coloro fuori della Santa Chiesa in quali modi possono ricevere la salvezza?
Grazie dell'attenzione,
Andrea

Risposta

Caro amico,
la sua domanda non mette assolutamente in imbarazzo, anzi è bene ribadire con chiarezza quella che è la dottrina di sempre della Chiesa. 
Fermo restando che “fuori della Chiesa non vi è salvezza”, va detto che anche chi non aderisce al “corpo” della Chiesa può aderire alla sua “anima”. 
Condizione per entrare nella Chiesa è ricevere il Battesimo. Il Battesimo però può essere di tre tipi: di acqua (è quello ordinario), di sangue (il martirio) e di desiderio. Il desiderio può essere esplicito o anche implicito, per cui è possibile che tanti che non hanno aderito o non aderiscono alla verità cattolica non per loro colpa (ignoranza invincibile) abbiano un implicito desiderio di aderire al vero Dio. Pertanto scatterebbe per loro un “battesimo di desiderio”, per cui, seppur non al “corpo”, finirebbero con l’aderire all’ “anima” della Chiesa.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



03/11/2013
Eresie

vorrei sapere se, dal momento che la CHIESA E' UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA ROMANA, se le altre "religioni"/"confessioni", sono eresie e pertanto, come tali, provengono da satana.
in realtà questa certezza, in base al CREDO, io, appunto, come CREDENTE, già ce l'ho ma si sà, REPETITA, SI VERA, IUVANT...
grazie.
Danilo

Risposta

Gent.le amico, 
Le religioni pagane e quelle politeistiche e idolatriche (Induismo, Buddismo, ecc...) sono nate a causa dell’allontanamento dalla Rivelazione divina primitiva, cioè quella che iniziò dopo il peccato originale. Le altre religioni (Ebraismo, Islam e quelle eretiche e scismatiche) sono invece nate a causa del rifiuto, totale o parziale, della Rivelazione divina definitiva, cioè della Rivelazione cristiana. 
A chi o a che cosa si devono questi rifiuti? Se qualcuno ci parla e noi non sentiamo bene, le possibilità sono due: o le nostre orecchie non funzionano adeguatamente o c’è un rumore che disturba il messaggio. Nel primo caso il problema è in noi, nel secondo è fuori di noi. I nostri antenati non capirono bene la Rivelazione di Dio per colpa loro (l’orgoglio e la presunzione dell’uomo aumentarono dopo il peccato originale), ma anche per colpa altrui. Non dimentichiamo che dopo il peccato originale la Grazia scomparve dalla faccia della Terra e di conseguenza il diavolo iniziò a padroneggiare. A lui ciò che interessa è allontanare dalla Verità, i mezzi sono secondari. O allontana dalla verità spingendo l’uomo a non credere in nulla o a credere in qualcosa di falso, per lui è la stessa cosa. Ciò che è importante è la confusione, è seminare la zizzania. Ed ecco che in quel tempo il diavolo fece di tutto per disturbare la Rivelazione, per fare in modo che l’uomo non capisse bene. 
Dunque, le varie religioni si presentano come una sintesi di tre elementi:
1. Elementi umani: la buona volontà degli uomini, l’uso della ragione, la presenza della coscienza naturale e del riconoscimento della legge naturale..
2. Elementi divini: abbiamo visto come le religioni siano nate comunque da un allontanamento dalla Rivelazione primitiva o dalla Rivelazione definitiva. 
3. Elementi demoniaci: elementi presenti per la confusione operata dal demonio. A chi volesse negare questa azione importante (perfino protagonistica) all’interno delle religioni non cristiane basterebbe ricordare quanto di negativo, di violento, di offensivo nei confronti della dignità umana è presente in esse. San Paolo dice chiaramente che il sacrificio offerto agli idoli è sacrificio offerto ai demoni: “Che cosa dunque intendo dire? Che la carne immolata agli idoli è qualche cosa? O che un idolo è qualche cosa? No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?” (1 Corinzi 10, 19-22)  
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



03/11/2013
Richiesta di chiarimenti rivolta al Prof. Massimo Viglione

Gentile professor Viglione nel suo libro " Libera Chiesa in libero Stato" fra le cause del fallimento del progetto Neoguelfista lei enumera l'atteggiamento di Carlo Alberto che aspirava solamente a conquistare la Lombardia (politica del carciofo),e cosa importante "l'intervento deciso delle sette rivoluzionarie" che "provocarono il ritiro delle truppe" del re di Napoli e del Granduca di Toscana:  come lei afferma in quella primavera del 1848 si decise "la scelta di campo fra un progetto neoguelfo,federalista,monarchico e soprattutto cattolico e un progetto rivoluzionario e anticattolico.Invece nel testo di storia per le medie Alle radici del domani si afferma che il sogno neoguelfo tramontò dopo l'allocuzione di Pio IX Non semel e fra i sostenitori dell'unità d'Italia cominciarono a prevalere le tendenze anticlericali e spesso anticattoliche.in effetti vari altri testi di storia affermano che il re di napoli e il Granduca di Toscano ritirarono le truppe in seguito alla Non semel quando si ruppe il "fronte" neoguelfista. Potrebbe spiegarmi bene la questione? Cordiali saluti. 
Riccardo

Risposta

Gentile Riccardo,

le due spiegazioni non contrastano nei princìpi. Infatti, in un manuale di storia per le scuole medie inferiori occorre essere semplici e precisi con date e fatti. In tal senso, la Non semel fu sì il segno che Pio IX si ritirava dalla guerra, ma occorre tener presente che ancora in essa non vi era condanan né del progetto neoguelfo né della guerra italiana in sé. Il Papa Si ritirava solo perché di fatto l'Austria aveva minacciato lo scisma, e un papa, anche il papa re, prima di essere Re, è appunto Papa, e il suo primo dovere è conservare il Depositum Fidei intatto e l'unità della Chiesa (che evidentemente era ed è più importante dell'Italia unita). Questo vuol dire che in linea di principio il disegno neoguelfo, sebbene in gravissima crisi, non era ancora morto nella mente del pontefice. 
Ciò che lo fece morire definitivamente furono appunto le cause elencate nel mio libro, che, non essendo un manuale scolastico, dà i fatti per scontati e si tiene su un discorso più generale e al contempo più profondo. Pio IX si accorse, in quei giorni di aprile e ancor più nei mesi seguenti, proprio delle due cause che Lei cita: da un lato, che Carlo Alberto se ne infischiava altamente sia dell'Italia che ancor più del neoguelfismo, e che suo immediato scopo era appunto la conquista sabauda della Lombardia (eventualmente del Veneto, se possibile, ma non certo altro oltre questo); dall'altro, il precipitare degli eventi rivoluzionari sia a Roma che a Firenze rese chiaro a tutti che la Guerra di Indipendenza stava divenendo Rivoluzione Italiana: e ciò fece mutare - e per sempre - idea al beato pontefice sulle reali intenzioni dei risorgimentali, a Roma e in tutta Italia. E fu la vera causa della fine del progetto neoguelfo anche nella mente di Pio IX.
Infine, tenga presente che non è esatto dire che Ferdinando II ritirò la sue truppe a seguito della Non semel. Ferdinando II era di gran lunga il più esperto e intelligente dei principi italiani, e se aveva inviato la truppe era solo perché costretto dagli eventi rivoluzionari napoletani. Non appena, il 15 maggio, poté riconquistare il controllo politico e militare del suo Regno, non solo ritirò le truppe, ma divenne baluardo delle forze cattoliche e monarchiche fedeli alla Tradizione: non per niente, prima il papa, poi anche il Granduca di Toscana, dovettero rivolgersi a lui per trovare rifugio durante le rivoluzioni di Roma e Firenze.
Ferdinando II era troppo smaliziato e lucido per dare fiducia agli uomini del risorgimento e quindi per credere realmente al progetto neoguelfo. Egli li conosceva, anche perché negli anni '40 ricevette più inviti a mettersi a capo della Rivoluzione Italiana, e ricevette perfino una delegazione ufficiale delle forze sovversive. Ma la sua risposta fu sempre una: "io non rubo a casa degli altri"... Un valore questo evidentemente non condiviso dalla Casa Reale che si mise a capo della Rivoluzione Italiana.
Massimo Viglione



24/10/2013
Il Battesimo nelle confessioni acattoliche

Vorrei sapere la validità del Battesimo amministrato dai ministri delle confessioni acattoliche, alla luce del n. 1256 del CCC e del canone 861 e 868, n. 2, del CDC. In considerazione della diversità, o mancanza, dell'ordinazione sacerdotale in dette confessioni. Confessioni che negano, mi sembra, il sacramento dell'Ordine.
Cordialmente.
Emanuele Amat

Risposta

Caro amico, 
tenga presente che il Battesimo nelle confessioni protestanti è valido. Però il Codice di Diritto Canonico, al n.869, dice che qualora vi fossero dubbi in merito alla validità si può ricevere nuovamente il Sacramento. E' evidente che a riguardo è bene farsi consigliare da un buon sacerdote. La questione, poi, che nel protestantesimo non esiste il sacerdozio non ha ripercussioni sul piano della validità del Battesimo perché questo può essere amministrato anche da un diacono o, in caso di necessità, da un laico e perfino da un non-credente, a patto però che questi (il non-credente) voglia fare ciò che vuole la Chiesa.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



24/10/2013
Aiuto

Egregi professori Gnerre e Viglione, 
ho bisogno del vostro prezioso consiglio riguardo su come comportarmi con un collega dell'ufficio  che quotidianamente bestemmia il nome della Santissima Trinità, giungendo financo a proferire terribili offese nei confronti del nostro amato Santo Padre Papa Francesco.
Aiutatemi, la situazione si fa insostenibile giorno dopo giorno, mettendo  a dura prova la mia pazienza di cristiano.
Grazie anticipatamente per la vostra cortese attenzione
Sia lodato Gesù Cristo
Enzo 

Risposta

Caro amico,

Lei pone un problema molto serio e delicato al contempo. Per un cattolico sincero, la bestemmia è istintivamente insopportabile. Se poi è ripetuta dalla stessa persona (o gruppo di persone) e si è costretti per determinate circostanze a doverla sentire, la cosa diventa realmente una prova terribile: a seconda del carattere di ognuno di noi, si prova rabbia, dolore, sdegno, ecc.
Un piccolo ricordo personale: quando ero ventenne, la serata settimanale del calcetto era veramente un piacere atteso con "ardore". Dovetti dopo anni e anni abbandonare la squadra, perché il portiere sistematicamente bestemmiava in campo. Alle mie ripetute richieste di farla finita, fecero eco le bestemmie anche di altri. Così me ne andai io, per sempre (so che i miei ex compagni ancora oggi giocano il mercoledì sera...), perché mi resi conto che le mie richieste, e poi proteste, ottenevano di fatto l'effetto contrario, e Dio veniva ancor più bestemmiato. Le lascio immaginare il dispiacere, ma così dovette essere.
Un tempo, la bestemmia era reato penale gravissimo. Ma quelli erano i secoli cristiani. Oggi purtroppo viviamo in un mondo che bestemmia pubblicamente in molti modi e gode di tali bestemmie.
Lei parla di un ambiente di lavoro, e quindi immagino bene che non può andarsene. Quello che Le posso consigliare è: 
1) anzitutto recitare in silenzio un Gloria Patri riparatore ad ogni bestemmia (o Ave Maria se, Dio non voglia, fosse diretta contro la Madre di Dio);
2) Chiedere, qualora ancora non lo avesse ripetutamente fatto, cortesemente al suo collega di smettere, con dolcezza, magari con una frase del genere: "la tua bestemmia mi imbarazza e non mi fa stare serenamente al posto di lavoro; che cosa penseresti se vi fosse accanto a te qualcuno che parlasse male continuamente dei tuoi cari?".
3) Pregare costantemente per il suo collega: la preghiera, fatta col cuore, ottiene miracoli, specie quando preghiamo per gli altri e per una giustissima causa, come questa;
4) più in concreto, vedere se nel suo ufficio vi possano essere altre persone di fede o almeno di buoni sentimenti ed educazione e domandare il loro sostegno per chiedere a questo sventurato di farla finita.
5) Alla peggio, provi a ricorrere alla minaccia dell'offesa del sentimento religioso (usiamo le armi di questa società...), sottoponendo anche la questione ai superiori e responsabili: ma lo farei solo in casi estrema necessità.
Infatti, il rischio è quello del calcetto: di fomentare, anziché di ridurre al silenzio e al rispetto.
Insomma, per quanto concerne l'azione esterna, deve valutare Lei in base all'ambiente del suo ufficio. Per l'azione interna invece (la preghiera riparatrice), nessuno ostacolo La può fermare.
Porti nel frattempo questa terribile croce del dover subire l'offesa a Dio, come ognuno di noi ne porta tante simili ogni giorno in questa società anticristiana. Dio sarà più glorificato dalla sua pena e pazienza che dalle idiote offese del suo collega.
Chi bestemmia non è solo un povero disgraziato perché si è affidato nelle mani di Satana, ma è pure un povero cretino: è come colui che muove i pugni in alto per colpire il cielo. In fondo, nonostante lo sdegno e il dolore che possiamo provare, occorre sentire per lui soprattutto pietà.
Dio è infinitamente misericordioso, conosce l'anima e la vita di questo uomo, e farà il possibile per salvarlo: magari tramite Lei e la sua preghiera. Offra la sua croce, potrà ottenere meravigliosi risultati.
Massimo Viglione



24/10/2013
Inferno

Conoscendo le persone ci si rende conto che   non sono mai totalmente buone o cattive , per questo mi chiedo come é possibile che l`inferno sia eterno considerando che ogniuno ,anche il peggiore degli uomini,nella sua vita ha fatto qualche atto di bontá?

Risposta

Cara amica,
lei pone una questione molto importante, ovvero quella della difficile compatibilità tra l'infinita misericordia di Dio e l'eternità dell'inferno. Ma come è possibile che Dio, infinitamente buono, possa permettere che delle anime soffrano per l'eternità? Tanto sembra difficile coniugare l'amore di Dio con l'eternità di Dio, che qualcuno (per esempio Origene) pensò di proporre una teoria secondo la quale verrà un giorno in cui Dio "chiuderà" l'inferno e porterà in Paradiso dannati e diavoli. Ovviamente una teoria di questo tipo fu condannata dalla Chiesa. D'altronde Gesù ha parlato chiaro. Riferendosi all'inferno, ha sempre parlato di "fuoco eterno" e di "fuoco inestinguibile". E allora? E' proprio vero che l'eternità dell'inferno sia incompatibile con l'amore infinito di Dio? Cara amico, adesso le dimostro che è proprio il contrario. E' proprio l'eternità dell'inferno ad attestare quanto Dio sia infinitamente amore. Paradossalmente se l'inferno non fosse eterno, ciò dimostrerebbe che Dio non è amore infinito. Vediamo perché. Mi servo di un banale esempio. Vado a comprare un abito di qualità. Se è di qualità, col passare del tempo non si rovinerà, nel senso che lo potrò indossare senza problemi. Se invece vado ad acquistare un abito non di qualità, dopo qualche lavaggio non lo potrò indossare più. Dunque, la qualità dell'abito si certifica con la resa nel tempo. Ebbene, cara amica, se al posto dell'abito ci mettiamo la libertà, l'esempio diviene più chiaro. Dio ci ha donato una libertà vera o una libertà "patacca"? Noi sappiamo razionalmente che Dio è amore per due motivi: 1 perché ci ha creato (non era costretto a farlo); 2 perché ci ha donato il massimo che poteva donarci (la sua immagine e la sua somiglianza). Dunque, ci ha donato una libertà vera non falsa. Ora, immaginiamo che tra un miliardo di anni (tempo assolutamente non insignificante) Dio decida di "chiudere" l'inferno e portare in Paradiso dannati e diavoli. Che cosa è un miliardo di anni rispetto all'eternità? Nulla. Se a un miliardo di anni andassimo a togliere il tempo che impiegano le palpebre per chiudersi ed aprirsi, tale tempo sarebbe più consistente rispetto alla differenza tra l'eternità e un miliardo di anni. Pertanto se Dio "chiudesse" l'inferno tra un miliardo di anni, dovremmo concludere che la libertà di questi dannati non abbia generato nulla. E invece la libertà dell'uomo è grande proprio perché è capace di generare esiti che sono altrettanto eterni. Relativamente all'eternità solo l'eternità conta. Dio è amore perché ci ha donato una libertà capace di generare esiti eterni: esiti eterni di felicità (il Paradiso), esiti eterni di sofferenza (inferno).  
Naturalmente, se un peccatore compie una buona azione, è evidente che Dio non rimane indifferente ma compensa la buona azione con una grazia attuale, cioè con occasioni attraverso le quali potersi convertire. È vero d’altronde che Dio castiga quando sa che il castigo può ancora essere utile, altrimenti si astiene. Ecco perché giustamente si dice che la più grande disgrazia è quando Dio non castiga più. Non per niente, nella Bibbia più volte è scritto: "Dio colpisce chi ama".
Corrado Gnerre



24/10/2013
Celebrazione della Santa Messa

Risponde a verità quanto sentito dire da un diacono che il sacerdote non può celebrare la Santa Messa da solo? Sarebbe condizione necessaria la presenza di fedeli. Perché, si dice, che i fedeli sarebbero "concelebranti" non semplici spettatori.
Grazie
Aristide

Risposta

Caro amico, 
dica al diacono che si vada a ripassare il catechismo. La Messa è principalmente la riattualizzazione del Sacrificio della Croce laddove il sacerdote celebra "in persona Christi" e dunque solo il sacerdote è strettamente necessario. Ciò che le ha detto il diacono è l'estremizzazione (inesatta) della svolta della Riforma liturgica che preferisce parlare di "presidente" piuttosto che di "celebrante" facendo correre il rischio (molto probabile) che si capisca che tutti i fedeli "concelebrano" con il sacerdote. 
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre



01/10/2013
Citazioni bibliche

vorrei conoscere le citazioni bibliche in cui si condanna l'omosessualtà. Sono una docente di religione di scuola media e devo supportare le mie confutazioni con la Sacra Scrittura, visto che dall'"alto" si dice "tutto e il contrario di tutto" e si vive nella piena confusione. Grazie per l'attenzione e Dio vi benedica per il vostro ottimo lavoro.  
Giulia 

Risposta

Cara Giulia,
le forniamo alcune citazioni tratte dall'Antico e dal Nuovo Testamento:
“Non accoppiarti con un maschio come si fa con una donna: è cosa abominevole. (…) Tutti quelli che commetteranno tali azioni abominevoli, verranno sterminati di mezzo al popolo.” (Levitico 18, 22 e 29)
“Se un maschio giace con un altro maschio come si fa con una donna, entrambi hanno commesso un abominio: vengano messi a morte, e il loro sangue ricada su di loro.” (Levitico 20,13)
“Il loro aspetto testimonia contro di loro: essi manifestano i loro peccati, come fece Sodoma, anziché nasconderli. Guai a loro! Essi si preparano la loro rovina!” (Isaia 3, 9)
“Disse dunque il Signore (ad Abramo): ‘Il clamore delle colpe che mi giunge da Sodoma e da Gomorra è grande, e molto grave è il loro peccato.’ (...). Poi quei due (angeli) dissero a Loth: (…) ‘Fa uscire da questo luogo generi, figli e figlie e tutti i tuoi parenti che si trovano in questa città, perché noi siamo giunti per distruggerla: grande è infatti il clamore dei peccati che da essa si è innalzato verso il Signore, e il Signore ci ha inviati per distruggerla’. (…). Allora il Signore fece piovere dal cielo zolfo e fuoco su Sodoma e Gomorra, e distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti della città e ogni sorta di piante. (…) Abramo intanto si era alzato di buon mattino per andare sul luogo dove prima si era fermato davanti al Signore, e, volgendo lo sguardo verso Sodoma e Gomorra e su tutta la regione di quella pianura, vide che dalla terra si alzava un fuoco simile al fumo di una fornace.” (Genesi 18, 20; 19, 12-13; 19, 24-28)
“Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, fino al punto di disonorarsi a vicenda i corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato la creatura al posto del creatore benedetto nei secoli. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno mutato le unioni secondo natura quelle contro natura; allo stesso modo gli uomini, lasciando l’unione naturale con le donne, si sono accesi di passione fra maschi, ricevendo così in loro stessi la punizione che si addice al loro traviamento. (…). E pur conoscendo il giudizio di Dio, che condanna a morte chi commette tali azioni, essi non solo le commettono, ma persino approvano chi le compie.” (Romani 1, 24-32)
“Non illudetevi! Né fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti (…) erediteranno il Regno di Dio!” (1 Corinzi 6, 9-10). 
“Se Dio condannò alla distruzione e ridusse in cenere le città di Sodoma e di Gomorra, lo fece perché ciò fosse di ammonizione per tutti i perversi in avvenire; e se liberò Lot, che era rattristato per la condotta di quegli uomini sfrenatamente dissoluti, (…) il Signore lo fece perché sa liberare dalla prova gli uomini pii e sa riservare gli empi alla punizione nel giorno del giudizio.” (2 Pietro 2, 6-9)
“Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si erano abbandonate alla lussuria ed ai vizi contro natura, vengono portate come esempio per aver subìto la pena del fuoco eterno.” (Giuda 7)
Le auguriamo una "buona battaglia" per far trionfare la Verità di Nostro Signore Gesù Cristo.
Corrado Gnerre
 



27/09/2013
Chiarimenti

Siano lodati Gesù e Maria!

Spett.le prof.re,
se possibile vorrei chiarimenti su tre punti:

1 recentemente ho sentito di un'insegnante di Liceo che, riprendendo una tesi già sostenuta in passato, ha detto che l'impero romano cominciò effettivamente a crollare per l'influenza sociale del Cristianesimo; ora a me sinceramente tale affermazione sembra un pò strana, perché considerando la lealtà e la sottomissione dei Cristiani per l'imperatore (dovuta, penso, a ciò che san Paolo scrive ai Romani riguardo all'autorità), la quale è rivendicata da parecchi Padri della Chiesa e che faceva sì che molti Cristiani fossero nell'esercito imperiale, e poi che l'obbedienza all'autorità (tranne che nelle questioni di fede) era raccomandata dai vescovi come un dovere verso un rappresentante di Dio (sempre secondo l'insegnamento di san Paolo ai Romani)e che, dopo il crollo dell'Impero d'Occidente da parte di Odoacre, i Papi, almeno a quello che mi risulta, continuassero ad avere legami politici con l'Impero d'Oriente, non dovrebbe essere semmai il contrario: che cioè il Cristianesimo abbia consentito, per quanto possibile, una sopravvivenza dell'Impero?

2 riguardo il famoso caso Galilei: io ho potuto scoprire la realtà di questa vicenda, che è altra rispetto a quella proposta dalla vulgata anticlericale, però ci stanno punto che non ho ancora capito: ho letto che l'ipotesi eliocentrica già all'epoca non costituiva di per se un problema per la Chiesa e per la dottrina cattolica, tanto che essa era già stata proposta da Giovanni Buridano, dal francescano Nicola di Oresme, e poi perfino da un cardinale, il Cusano, senza che ci fossero state ritorsioni, e l'opera di Copernico, dalla pubblicazione per almeno una settantina di anni fu proposta senza problemi nelle università, anche in quelle spagnole; poi nel 1616, una commissione del Sant'Uffizio dichiarò l'ipotesi eliocentrica, sul piano filosofico (che all'epoca significava anche scientifico) era assurda ( e fin qui nessun problema, perché, siccome in quel momento l'ipotesi non era provata e i sensi testimoniano semmai il contrario, non aveva senso pronunciarsi in favore di essa)e sul piano teologico invece era eretica. Ora ciò che a me non è chiaro è perché una cosa che per settant'anni non aveva dato problemi a un certo punto è stata dichiarata eretica. Forse perché, mancando ancora la prova decisiva dell'Eliocentrismo, non c'era motivo di stabilire che il passo di Giosuè non andava inteso alla lettera?

3 qualche anno fa, sulla filosofa neoplatonica Ipazia, uscì nelle sale un film ("Agorà"), nel quale veniva svolta la versione secondo cui sarebbe stata uccisa per disposizione del grande vescovo san Cirillo alessandrino. Documentandomi (cosa che ritenni opportuna), lessi che, stando alle fonti, pare che san Cirillo non ebbe una parte in quell'omicidio, però sembra che comunque ebbe un atteggiamento un pò ambiguo, nel senso che, quando il governatore di Alessandria fece mettere a morte i carnefici della filosofa, egli li propose come martiri della fede alla venerazione dei cristiani di Alessandria. So che l'uso della forza è legittimo in determinate circostanze, però non mi è forse sufficientemente chiaro se e in che modo, nel caso di Ipazia, tali condizioni sussistessero. Ora, se la Chiesa ha canonizzato Cirillo, per quanto tardivamente (la morte del santo è nel 444, la canonizzazione invece, del 1882, mi pare), per di più dopo i rigorosi processi che erano tipici delle cause di canonizzazione prima delle ultime revisioni, penso che il problema sia stato risolto. Mi potete dire qualcosa?

4 Riguardo la petizione in favore dei Francescani dell'Immacolata: io ho cliccato sul Vostro sportello; mi è apparsa la lettera del prof. De Mattei; ho cliccato sul sito indicato, ma poi non capisco che devo fare per esprimere la mia solidarietà ai Frati.

Abbiate ogni bene nei Cuori di Gesù e Maria!

In fede cattolica, Vostro
sig. Dellapasqua Jacopo

Risposta

Gentile amico,
rispondo io in merito all sua prima questione, mentre a breve pubblicheremo due schede del prof. Gnerre specificamente dedicate alle argomentazioni da Lei poste, Galileo e Ipazia.
Sulle ragioni della caduta dell’Impero Romano, si può ricordare che ne discuteva già sant’Agostino (e l’Impero non era ancora definitivamente caduto) e se ne discute ancora oggi, checché ne dicano gli esperti di Roma antica. Un mio collega, ordinario di Storia Romana, una volta mi ha detto testualmente: “certo, non possiamo affermare che i cristiani siano stati l’unica causa della caduta dell’Impero Romano. Ma è anche vero che se in guerra tu cominci a spargere nei militari l’idea del perdono, del porgere l’altra guancia, del risparmiare la vita al nemico, è chiaro che il nemico – specie se si tratta dei barbari – poi ti massacra e alla lunga vince”.
Naturalmente non condivido tale impostazione, in quanto non credo affatto che i cristiani chiamati al dovere delle armi – e sappiamo, come lei stesso dice, che non si tirarono, eccetto alcuni specifici casi di coscienza personale, indietro in tale dovere – si comportassero in maniera inappropriata. Il “porgi l’altra guancia” riguarda la vita personale, ma non può essere ovviamente applicato in guerra, se non nei limiti della civile carità. I cristiani furono buoni cittadini e diedero sempre esempio di virtù militare e abnegazione. Tutt’al più, si mostravano pietosi col nemico, il che è diverso dall’arrendevolezza.
Roma cadde per diverse ragioni. Sant’Agostino ne dà una spiegazione alla luce della teologia della storia: “a causa dei suoi peccati e della persecuzione ai cristiani”. Il che, alla luce di una teologia della storia, è assolutamente vero. Ma volendo rimanere sul piano naturale e storico, “a causa dei suoi peccati” deve essere inteso come la corruzione morale e civile in cui per secoli caddero i ceti dominanti dell’Impero.
Roma cadde a causa delle continue guerre civili fra militari che la attanagliarono nel III secolo (e in parte nel IV).
Roma cadde a causa della sua manifesta incapacità di gestire politicamente ed economicamente l’immensità del suo impero per secoli e secoli (la divisione dell’Impero in due, anzi, in quattro, lo spostamento della capitale, ne costituisce riprova).
Ma Roma cadde soprattutto perché vittima di un’immensa migrazione di decine decine di popoli verso Occidente, che in continuazione, per decenni, per secoli, premettero sul limes (che vuol dire migliaia e migliaia di chilometri dalla Germania al Mar Nero e poi in Asia minore) senza sosta, provocando un collasso sia economico che militare difficile da comprendere oggi. 
Roma insomma cadde per una congerie di motivazioni di varia natura, dovute sia alla difficoltà di mantenimento per secoli di un immenso impero sia a ragioni di decadenza morale e civile.
Ma, forse, Roma cadde perché doveva cadere, in quanto, che lo accettiamo o meno, tutto ciò che esiste su questa terra è sottoposto alla legge della morte: “Panta rei”. 
Il destino speciale di Roma consiste nel fatto che, avendo aderito – pur dopo secoli di persecuzioni – all’unica vera religione dell’Uomo-Dio risorto dalla morte, è simbolicamente anch’essa, dopo essere morta nel corpo fisico (l’Impero politico), risorta in anima e corpo nuovi (la Chiesa Cattolica), rimanendo per sempre al centro della storia del mondo.
Massimo Viglione
 

 
22/08/2013
Sull'aereo col Papa

Gentili Professori Gnerre e Viglione, Permettetemi di esporvi un mio dubbio che spero vorrete dissiparmi. Sull’aereo il Papa ha detto, giustissimamente, “chi sono io per giudicare i gay?...Le lobby non sono buone…” e i laicisti si sono precipitati a dire che il Papa “apre” ai gay, confondendo vieppiù le idee di chi le aveva già molto confuse. Sono cattolicissima e lontanissima dal voler criticare il Papa ma non posso non pensare che forse il S. Padre avrebbe fatto meglio a ribadire con forza che, mentre i gay sono nostri fratelli a pieno titolo, è l’omosessualità praticata ad essere condannata come atto disordinato e contrario alla legge di Dio. Parlare di lobby non è generico e fuorviante? Spero che vogliate illuminarmi e chiarirmi se ho ragione o torto. Se ho torto,sono prontissima a cambiare idea. 
GRAZIE!
Carla D'Agostino Ungaretti

Risposta

Cara amica,

in realtà il fatto che il Papa abbia voluto denunciare il ruolo delle lobbies nella società contemporanea e non solo è un fatto di grande interesse. D’altronde sappiamo bene che la storia (quella vera) non è solo e non tanto quella che è scritta ufficialmente, bensì anche e soprattutto quella che è nascosta, che è dietro alle quinte. Detto questo, si palesa però un problema in merito al tono della risposta del Papa. Ovviamente lo dico con il massimo rispetto. Certamente le sue parole non esprimono un errore in quanto è giusto operare una differenza tra orientamento omosessuale e pratica omosessuale. Il problema però è che mediaticamente è passato un messaggio aperturista che non è stato contraddetto successivamente dalla Sala Stampa vaticana. Da qui –diciamocelo francamente- un elemento di scandalo che potrebbe indurre a pensare da parte di molti che la pratica omosessuale sia stata minimizzata dal Sommo Pontefice.
Ciò, cara amica, deve indurci ancora di più a pregare e a sacrificarci per amore della Santa Chiesa e del Santo Padre.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre

Gentile Carla,
mi permetto un’aggiunta a completamento di quanto già scritto dall’amico Corrado.
Il cuore più profondo del problema, oltre alle necessarie distinzioni fra orientamento omosessuale e pratica omosessuale, fra peccato e peccatore, è l’omosessualismo. E questo va al di là appunto delle distinzioni.
Gli omosessuali sono esseri umani come tutti noi ovviamente e sono sempre esistiti ed esisteranno sempre. L’omosessualismo invece è un’ideologia totalitaria di relativamente recente istituzione, che vuole imporci un sistema di società e vita estraneo alla naturalità dell’umana convivenza. E ciò è vero non solo da un punto di vista cristiano, ma naturale in sé. Detto in concreto: se è vero che è sempre esistita la pratica omosessuale, è altrettanto e ancor più vero che non esiste e non è mai esistito in nessun luogo un matrimonio omosessuale, è ancor più vero che i bambini hanno diritto a un padre e una madre e che la famiglia è quella composta da uomo donna e figli uniti nel vincolo matrimoniale tradizionale. Detto questo (troppo in breve), occorre specificare che la Costituzione italiana (come tutte le costituzioni democratiche e liberali odierne) garantisce agli omosessuali gli stessi diritti civili di ogni altro cittadino: gli omosessuali non hanno diritto a diritti speciali, non sono più cittadini degli altri, così come non sono più esseri umani degli altri esseri umani. E dico tutto questo senza toccare minimamente il risvolto morale del problema dell’omosessualità. Per questo occorre meditare profondamente su quanto, rispettosamente e cautamente, denuncia il prof. Gnerre in conclusione alla sua risposta: il rischio di certe affermazioni è quello – al di là delle intenzioni – di avallare questa mostruosa ideologia, che vuole imporci come naturale ciò che non lo è mai stato e non lo sarà mai, anzi, ciò che è ripugnante agli occhi di Dio. 
Massimo Viglione
 


22/08/2013
Eresie

vorrei sapere se, dal momento che la CHIESA E’ UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA ROMANA, se le altre “religioni”/”confessioni”, sono eresie e pertanto, come tali, provengono da satana. In realtà questa certezza, in base al CREDO, io, appunto, come CREDENTE, già ce l’ho ma si sà, REPETITA, SI VERA, IUVANT…
grazie.
Danilo

Risposta

Gentile amico,
Le religioni pagane e quelle politeistiche e idolatriche (Induismo, Buddismo, ecc…) sono nate a causa dell’allontanamento dalla Rivelazione divina primitiva, cioè quella che iniziò dopo il peccato originale. Le altre religioni (Ebraismo, Islam e quelle eretiche e scismatiche) sono invece nate a causa del rifiuto, totale o parziale, della Rivelazione divina definitiva, cioè della Rivelazione cristiana. 
A chi o a che cosa si devono questi rifiuti? Se qualcuno ci parla e noi non sentiamo bene, le possibilità sono due: o le nostre orecchie non funzionano adeguatamente o c’è un rumore che disturba il messaggio. Nel primo caso il problema è in noi, nel secondo è fuori di noi. I nostri antenati non capirono bene la Rivelazione di Dio per colpa loro (l’orgoglio e la presunzione dell’uomo aumentarono dopo il peccato originale), ma anche per colpa altrui. Non dimentichiamo che dopo il peccato originale la Grazia scomparve dalla faccia della Terra e di conseguenza il diavolo iniziò a padroneggiare. A lui ciò che interessa è allontanare dalla Verità, i mezzi sono secondari. O allontana dalla verità spingendo l’uomo a non credere in nulla o a credere in qualcosa di falso, per lui è la stessa cosa. Ciò che è importante è la confusione, è seminare la zizzania. Ed ecco che in quel tempo il diavolo fece di tutto per disturbare la Rivelazione, per fare in modo che l’uomo non capisse bene. 
Dunque, le varie religioni si presentano come una sintesi di tre elementi:
1. Elementi umani: la buona volontà degli uomini, l’uso della ragione, la presenza della coscienza naturale e del riconoscimento della legge naturale..
2. Elementi divini: abbiamo visto come le religioni siano nate comunque da un allontanamento dalla Rivelazione primitiva o dalla Rivelazione definitiva. 
3. Elementi demoniaci: elementi presenti per la confusione operata dal demonio. A chi volesse negare questa azione importante (perfino protagonistica) all’interno delle religioni non cristiane basterebbe ricordare quanto di negativo, di violento, di offensivo nei confronti della dignità umana è presente in esse. San Paolo dice chiaramente che il sacrificio offerto agli idoli è sacrificio offerto ai demoni: “Che cosa dunque intendo dire? Che la carne immolata agli idoli è qualche cosa? O che un idolo è qualche cosa? No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?” (1 Corinzi 10, 19-22)  
In Cordibus Jeu et Mariae
Corrado Gnerre
 


08/07/2013
Il Battesimo nelle confessioni acattoliche

Vorrei sapere la validità del Battesimo amministrato dai ministri delle confessioni acattoliche, alla luce del n. 1256 del CCC e del canone 861 e 868, n. 2, del CDC. In considerazione della diversità, o mancanza, dell'ordinazione sacerdotale in dette confessioni. Confessioni che negano, mi sembra, il sacramento dell'Ordine.
Cordialmente.
Emanuele Amat

Risposta

Caro amico, 
tenga presente che il Battesimo nelle confessioni protestanti è valido. Però il Codice di Diritto Canonico, al n.869, dice che qualora vi fossero dubbi in merito alla validità si può ricevere nuovamente il Sacramento. E' evidente che a riguardo è bene farsi consigliare da un buon sacerdote. La questione, poi, che nel protestantesimo non esiste il sacerdozio non ha ripercussioni sul piano della validità del Battesimo perché questo può essere amministrato anche da un diacono o, in caso di necessità, da un laico e perfino da un non-credente, a patto però che questi (il non-credente) voglia fare ciò che vuole la Chiesa.
In Cordibus Jesu et Mariae
Corrado Gnerre
 

 
08/07/2013

Gentili Viglione e Gnerre,
vi ringrazio per tutte le risposte alla mia precedente lista di domande, avevo davvero bisogno di poter distinguere, tra le cose imparate da giovane, ciò che è corretto da ciò che è ideologico.
Non nel contesto universitario ma per mezzo di personali incontri casuali mi sono trovato un po' impreparato su alcune questioni religiose e/o sociali, per cui gradirei la vostra opinione, sempre con risposte del tipo quelle della lettera precedente, grazie.
1) Nell'Antico testamento, e in particolar modo nel libro di Giosué, ad una prima lettura si può restare un po' perplessi di fronte a quelle che sembrano delle vere e proprie stragi ordinate da Dio; come bisogna porsi in proposito?
2)In Atti degli Apostoli (5, 1-11) perché Anania e Saffira spirano subito dopo che Pietro conclude la sua requisitoria? Sembra che non abbiano avuto nemmeno il tempo e quindi la possibilità di dire "scusa", o sbaglio?
3)Il fatto in sé che esista lo Stato del Vaticano trova solo spiegazioni storiche ho ha un significato/scopo teologico?
4)Tutti gli strumenti e le tecniche scientifiche moderne che permettono ad una coppia sterile di avere un figlio se e quando sono ritenute immorali dalla Chiesa? In questi casi, non diventa una contraddizione col naturale desiderio di procreare un figlio con il/la proprio/a coniuge?
5) Una persone che compie il cosiddétto "sbattezzo" (o meglio l'apostasia) quanto rischia per la propria anima? Più un generale, si può dedurre dalla Tradizione e dalla Parola il destino delle persone che si definiscono "non credenti ma che amano il prossimo"?
Grazie ancora, per ora mi fermo.

Risposta

Caro amico,

le ci capirà, ma possiamo offrirle solo poche parole per ogni questione che pone.

Prima di tutto diamo una risposta in merito alle prime due questioni perché in un certo qual modo si possono unificare. Tenga presente che il Dio cristiano ha tutte le virtù al grado massimo, per cui Egli è sì massimamente misericordioso ma è anche massimamente giusto. Tenga inoltre presente che se la verità cristiana promuove la pace e la serena convivenza fra gli uomini, non è però pacifista: ci sono delle circostanze in cui combattere non solo è possibile ma anche doveroso. Fatte queste premesse e considerando che l'Antico Testamento (meglio sarebbe definirlo Vecchio Testamento) esprime una verità ancora incompleta in quanto la Rivelazione si completerà con la venuta di Cristo e si ultimerà con la morte dell'ultimo apostolo, va detto che nella lettura dello stesso bisogna farsi ben guidare dalla interpretazione ufficiale che spetta solo al Magistero.

Veniamo alla questione dello Stato del Vaticano. A riguardo va detto che la Chiesa, pur non essendo del mondo, è nel mondo, per cui deve godere di un'autonomia politica ed economica altrimenti rischia (e la storia lo dimostra bene) di diventare "ancella" dei vari poteri politici. Anche Gesù permise che gli apostoli avessero una cassa.

Per quanto riguarda le tecniche per risolvere la sterilità, il problema si risolve facilmente: sono ammissibili quelle tecniche che non sostituiscono l'atto sessuale bensì lo aiutano . Perché quelle che sostituiscono l'atto sessuale non sono accettabili? Perché la procreazione è appunto una pro-creazione: il marito e la moglie partecipano ad un atto di creazione che è unicamente di Dio. Qui non si tratta di essere contro ciò che è "artificiale", che in altri ambiti medici va anche bene (per esempio tutto il campo dei trapianti), quanto al fatto che la sterilità riguarda il mistero della vita ... e nel mistero della vita la protagonista è unicamente la volontà di Dio. L'uomo nei confronti della vita non può dire né "assolutamente no" (come avviene con contraccezione e aborto) né "assolutamente sì": si tratta di affermazioni diverse ma accomunate dalla stessa intenzione, sottomettere il mistero della vita alla volontà di potenza dell'uomo.

Infine la questione ridicola (va definita così!) dello "sbattezzo". E' evidente che si tratta di un peccato gravissimo. Tenga presente, caro amico, che un conto è l'ignoranza del vero (cosa che potrebbe esistere tra tanti non cattolici che vivono in paesi e culture lontane), altro l'apostasia del vero, cioè l'abbandono del vero.

In Cordibus Jesu et Mariae

Corrado Gnerre  
 


 
05/07/2013
Confessione

Spett. autori  (quello che è disponibile a rispondere), grazie  per la cortesia.
Ho partecipato a un corso di catechesi a Roma  gestito da docenti in scienze religiose, molto preparate. Dicono di basarsi  sul Concilio.
Un'affermazione non ho condiviso, ma non so come argomentare: nel sacramento della riconciliazione si chiede e riceve l'aiuto dello Spirito Santo per superare le difficoltà che non riusciamo a vincere coi nostri mezzi. Mi spiego: essi distinguono i peccati che si commettono occasionalmente e che con un pò di impegno riusciamo a non ripetere: per questi basta chiedere perdono al Signore interiormente : quando invece scopriamo che non riusciamo a correggerci, andiamo al sacramento per chiedere l'aiuto allo Spirito Santo: fanno il paragone del sintomo e della malattia... per il sintomo si chiede perdono privatamente, per la malattia, la radice, si chiede l'aiuto: l'assoluzione significa sciogliere questi blocchi che impediscono che la linfa scorra dalla vite nei tralci...solo che i blocchi non sono i singoli peccati (senza distinguere veniali o mortali) ma la cosiddetta malattia.
Cosa ne dice? Questi appoggiandosi  al concilio (il super concilio! )si sentono  superiori a certi "infantilismi preconciliari" e ritengono superato il purgatorio e vuoto l'inferno... Aspetto con interesse la sua cortese risposta.
Grazie,  
Benedetto Mendola
 
Risposta

Gentile Benedetto,
chi Le risponde è per decennale esperienza profondamente scettico sui corsi di catechesi (et similia) che "si fondano sul Concilio", non fosse altro per l'ovvia ragione che, già messa così la cosa, emana il cattivo odore delle "due chiese": quella preconciliare, adatta ai bambini e agli stupidi (sebbene abbia al suo attivo 19 secoli di teologia e storia, 260 papi, tutti i dottori della Chiesa, tutte le più meravigliose e fondamentali opere di spiritualità e teologia - per non dire d'arte -, quasi tutti i santi e martiri di tutti i tempi e luoghi, ecc. ecc.: in una parola il Magistero universale della Chiesa Cattolica) e quella postconciliare, adatta agli "adulti" e ai "moderni" (sebbene con il suo carico indescrivibile di guai, come oggi possiamo ben verificare e - sovente - di nullità quando non di eresia).

E, infatti, da quanto Lei scrive, appare evidente il nulla, anzi, l'errore vero e proprio (in greco: "airesis", deviazione, errore, termine assunto poi nel linguaggio teologico della Chiesa) di queste "docenti in scienze religiose" che "dicono di basarsi sul Concilio" (cosa peraltro non vera in sé: dai testi del Concilio non si deduce in alcun luogo quanto esse affermano. Casomai è frutto dell'insegnamento post-conciliare. Ma questo è un altro discorso che andrebbe ad aprire l'enorme abisso che assilla la Chiesa dei nostri giorni).

La dottrina cattolica si fonda sulla Rivelazione (la Sacra Bibbia), sulla Tradizione (quanto universalmente creduto e accettato da tutti i papi, padri, dottori e santi della Chiesa in tutti i tempi e luoghi), e sul Magistero universale della Chiesa, ordinario e straordinario (dogmi, insegnamenti pontifici, conciliari, episcopali, fino al catechismo, ecc.).

Ebbene, da sempre, vale a dire dalle origini apostoliche, la Chiesa ha insegnato il dovere per il fedele di confessare tutti i propri peccati, in primis quelli che vengono definiti "mortali" (oggi si usa conciliarmente il termine "gravi"), in quanto producenti, se non confessati con sincero pentimento interiore e purgati mediante relativa penitenza, la morte dell'anima. Ma anche quelli "veniali", vale a dire quei peccati (innumerevoli) che tutti, anche i più santi, commettono nella loro vita, ma che di per sé non pregiudicano la salvezza. Eppure, tutti i maestri di spiritualità invitano fortemente a confessare anche questi peccati (per quanto possibile), e quindi alla confessione frequente, proprio perché la correzione dei peccati veniali è alla base del progresso della vita spirituale di ogni cristiano.

Un peccato mortale pregiudica anche l'accostamento alla Santa Eucarestia, come da sempre insegnato, a partire da san Paolo, in quanto comunicarsi in mancanza dello stato di grazia con il Signore vuol dire profanare il Corpo e il Sangue di Cristo, e quindi aggiungere condanna a condanna sulla propria anima. In tal senso, la confessione è pertanto indispensabile sacramento preliminare alla partecipazione al sacramento eucaristico. Per i peccati veniali invece non è come detto indispensabile (anzi, l'Eucarestia cancella i peccati veniali), ma è fortemente raccomandata e opportuna ai fini della santificazione personale.

Quanto appena affermato non è teoria astrusa di fanatici, o frutto dei fantasmi mentali dei bambini (cioè di tutti coloro che ancora ritengono che la Chiesa non sia nata nel 1960, ma circa 1930 anni prima...): quanto detto è dottrina ufficiale del Magistero universale della Chiesa Cattolica, è fondamento della teologia morale, e nessun concilio mai, nemmeno un papa (nemmeno un angelo, qualora apparisse...), ne potrebbe mai modificare il valore assoluto e perenne. 

Figuriamoci le nostre docenti con le loro baggianate sui sintomi e sulle malattie, ecc., che appaiono sinceramente più finalizzate alla graduale scomparsa della confessione (o perlomeno alla sua riduzione a psicologica chiacchierata con un prete) e di conseguenza alla profanazione continua dell'Eucarestia.

Le diranno, sentendo queste cose, che Lei è ottuso, preconciliare, oscurantista, bambino? Non tema, ne vada fiero, anzi, felice: perché il Regno dei Cieli non appartiene ai cristiani adulti, ma a quei cristiani che sapranno tornare bambini. E questo non lo dico io: lo ha detto Qualcun altro. Qualcuno di cui possiamo fidarci. L'unico di cui possiamo e dobbiamo sempre fidarci.


Massimo Viglione

 

 
26/06/2013
A Messa dai lefebvriani

Egregi professori,
è bene che un cattolico vada a messa, si comunichi e si confessi dai lefebvriani? Non è di scandalo agli altri fedeli? A me sembra (correggetemi se sbaglio) che i sacramenti che amministrano siano validi ma illeciti, come quelli degli ortodossi; quindi non si dovrebbero accettare, se non in mancanza di alternative, cosa che normalmente non si può dare per scontata. Se infatti il governo della Chiesa, secondo il Vaticano I, spetta al Papa, che dire ci coloro che, sebbene in teoria ne rispettino le prerogative, si organizzano a prescindere dalle sue indicazioni? Non si tratta di fatto di uno scisma?
Grazie dell'attenzione
Saul
 
Risposta

Caro Saul,

la questione è molto delicata, per ragioni che non sfuggono a nessuno. Altro non possiamo fare che rinviare a quanto stabilito in materia dalla Commissione Ecclesia Dei. Cliccando nel seguente sito potrà trovare la risposta ufficiale della Chiesa alle sue domande.

http://www.unavox.it/Documenti/doc0165_CED_MessaFSSPX.htm


Corrado Gnerre e Massimo Viglione

 

 
26/06/2013
L'anima e lo spirito

Vorrei chiarimenti circa cosa sono l'anima e lo spirito. Sono la stessa cosa o due diverse? Anche gli animali avrebbero l'anima,ma non lo spirito. Lo spirito insieme all'anima sono immortali solo nell'essere umano? 
Grazie
Otello
 
Risposta

Caro amico,

l'uomo è formato da anima e corpo, i quali sono uniti sostanzialmente. San Tommaso giustamente parla dell'anima come “forma organica del corpo”.

L'anima dell'uomo è spirituale, quindi immortale. Ovviamente quando nell'uomo parliamo di spirito esso va identificato con l'anima individuale.

Faccia attenzione: ci sono due modi di parlare dello spirito e non semplicemente dell'anima. Il primo è corretto, allorquando con la parola “spirito” si vuole intendere la realtà spirituale; per esempio quando si dice: l'anima è fatta di spirito. Il secondo è invece scorretto, quando si vuole concepire gnosticamente l'uomo, per cui l'anima del singolo non sarebbe altro che una "scintilla" momentaneamente separatasi dallo spirito del Pleroma; per cui con spirito si vuole intendere l'identità sostanziale tra il singolo uomo e l'Uno originario.


Corrado Gnerre

 

 
26/06/2013
La Verità e la Libertà

Dopo aver letto il suo articolo su Il settimanale di Padre Pio, n. 19, sulla vera libertà, mi è tornata in mente una frase scritta dal Cardinale Ruini in occasione dell'anniversario di una fondazione. Scrive che dal Vaticano II la Chiesa ha ribaltato i termini di Verità e Libertà in Libertà e Verità. Ha messo al primo posto la Libertà.
Quindi punta sulla Libertà a discapito della Verità. Ma Gesù non ha detto che la Verità ci rende liberi?
Sullo stesso numero del settimanale c'è un articolo sulla necessità di convertire i non credenti e gli acattolici.
A proposito di questo, ai vertici della Chiesa, ho letto, è capitato che nel dare gli auguri in occasione di alcune festività ebraiche e buddiste è stato chiesto ai membri di dette religioni di pregare per loro. 
Che significato dare a simili parole e comportamenti?
Nel ringraziare, porgo cordiali saluti.
Emanuele 
Cagliari
 
Risposta

Caro amico,

sinceramente non ricordo ciò che è  stato riportato su “Il Settimanale di Padre Pio” da parte del cardinale Ruini. Tenga però presente che la successione logica tra verità e libertà è proprio questa: la libertà, per essere vera, deve sottomettersi e lasciarsi giudicare dalla verità. 

Per quanto riguarda gli auguri a esponenti di altre religioni, di per sé non ci sono elementi formali che lo impediscano. Il problema però è sempre lo stesso: tali gesti contribuiscono all'accrescere la fede dei cattolici nell’esclusivismo salvifico del cattolicesimo oppure facilitano convinzioni di relativismo religioso?


Corrado Gnerre

 

 
26/06/2013
Dubbi

Gentili autori di “Il Giudizio Cattolico”, sono uno studente universitario che da alcuni mesi ha scoperto questo sito e quello dei “Tre Sentieri”; apprezzo molto la vasta cultura che c'è dietro le vostre riflessioni, opinioni e controinformazioni e vorrei presentarvi alcuni miei dubbi.
Ho cominciato a sospettare di alcune cose insegnatemi o più semplicemente suggeritemi da alcuni miei professori del liceo, delle quali non dubitavo quando ero più giovane, ma di cui ora sospetto una più o meno celata natura anticlericale. Vi esporrò in forma di elenco tali affermazioni, quasi tutte richiederebbero ampie risposte, ma ho notato che possedete un'ottima capacità di sintesi:
1) Un uomo, Giordano Bruno, solo per aver detto che l'Universo sia infinito, venne messo al rogo.
2)Uno dei motivi per cui i paesi mediorientali siano ancora arretrati e teocratici è perché non hanno mai avuto un loro “illuminismo” (che li distaccasse dalla religione) 
3)Il principio che regola il comportamento di qualcuno in base a “premi e punizioni” è immaturo ed è un retaggio del Cristianesimo.
4)Alessandro Manzoni presenta un pessimismo storico più drammatico di quello di G. Leopardi, perché il primo pensava che nella Storia prevarrà sempre il Male, mentre per il secondo c'è la speranza che l'umanità usi la ragione per formare una “solidal catena” contro i mali imposti dalla natura.
5)Non è necessario spiegarsi il contrasto tra il desiderio di Felicità dell'Uomo e la realtà della Morte, lo si può anche accettare e basta.
6)La Chiesa fece il possibile affinché non si realizzasse l'Unità d'Italia perché temeva di essere “schiacciata” da un unico Stato intorno a sé.
7)Il dogma dell'Infallibilità del papa fu una reazione alla Breccia di Porta Pia.
8)Grazie ai Patti Lateranensi la Chiesa non si oppose al Fascismo mentre “fece guerra” al comunismo perché esso predicava apertamente l'ateismo.
9)Un beneficio del nichilismo è l'eliminazione del “senso di colpa cattolico”,che è il sentimento di chi reputa di non essere sufficientemente buono o di non aver realizzato lo scopo della propria vita.
Queste sono le questioni che più mi interessavano, vi ringrazio in anticipo per le risposte, 
Achille
 
Risposta

Gentile Achille,


Lei ci sommerge di legittimi “dubbi liceali”, con i quali (questi e molti altri) decine di migliaia di docenti hanno portato avanti da decenni il “piano Gramsci” della scristianizzazione della società italiana tramite la scuola e i mezzi di informazione.

Sono solo alcuni esempi quelli che Lei ci propone, di sciocchezze ne dicono a centinaia, in tutti i campi, sempre le stesse, come un mantra, così che molti giovani, i meno avveduti e profondi, alla fine finiscono per credervi, secondo l'ordine impartito da Voltaire a tutti i figli della Rivoluzione sovversiva: “calunniate, calunniate, qualche cosa resterà”.


Rispondiamo quindi intanto ai suoi dubbi, ma molto schematicamente, non è possibile fare altrimenti per ora, lasciando l'approfondimento dei singoli aspetti a future voci che saranno trattate nel nostro sito.


1) Giordano Bruno è stato messo al rogo con l’accusa di eresia, stregoneria e spionaggio. Sull'eresia non vi sono dubbi, egli stesso lo ha sempre ammesso. Sulla stregoneria nemmeno, oggi nessuno più osa negare questo aspetto. Sullo spionaggio neanche, è ben saputo che era soldo di Venezia e di potenze protestanti contro il Papato.

Peraltro, ciò che va ricordato è che il suo processo è durato ben otto anni (un tempo enorme per quei giorni), e questo proprio perché l'Inquisizione, guidata da san Roberto Bellarmino, fece l'impossibile per convincerlo a ritrattare i suoi errori, onde evitargli il rogo. Ma non vi fu nulla da fare. 

Riguardo infine la questione dell'universo infinito, non solo è una balla che fu condannato per questo, ma non fu neanche il primo a sostenerlo: ad esempio, ben un secolo e mezzo prima Niccolò Cusano si fece palese sostenitore di questa teoria (oggi, per altro, nemmeno più universalmente accettata in ambito astrofisico): Cusano era un cardinale, e nessuno gli torse un capello.

Massimo Viglione


2) Questa obiezione è molto ambigua. In un certo senso è vera; gli islamici, finora almeno, non hanno avuto un illuminismo laicizzatore, o almeno non nei termini totalizzanti come è avvenuto in Occidente. Ma siamo sicuri che questo sia un male in sé? Non vediamo oggi ogni giorno dinanzi ai nostri occhi i frutti “meravigliosi” di questa società scristianizzata e insensatamente ribelle a Dio, figlia appunto dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese? D'altro canto, la loro religione, quella islamica, non è certo paragonabile al Cristianesimo. Mentre per il cristianesimo l'illuminismo razionalista e scettico è stato deleterio, all'islamismo una certa dose di razionalità non guasterebbe certo. Pertanto, questa affermazione è, come detto, ambigua in sé e paradossalmente vera, se rapportata a quanto avvenuto disgraziatamente nella società cristiana dall'illuminismo in poi.

Massimo Viglione


3) Se Dio esiste o non esiste non è questione di immaturità. Se Dio c'è, c'è sia che ci crediamo sia che non ci crediamo; e che Dio è rimuneratore dei nostri atti, è stata sempre convinzione generale di tutti i tempi e tutti i luoghi (a partire dal paganesimo: basta vedere in Omero... solo per fare un esempio). Pertanto si può affermare essere verità non solo di fede ma anche di diritto naturale. Un Dio cieco e disinteressato alle azioni, alle sofferenze e anche all'esigenza di giustizia dell'uomo... che cosa esisterebbe a fare?

Venendo poi al Cristianesimo, che la nostra anima sia immortale è verità di fede e di ragione (cioè dimostrabile con la ragione stessa), e, pertanto, essendo immortale, ma creatura di Dio, essa sarà alla fine della vita giudicata per la sua fede e per i suoi atti. Come del resto Gesù Cristo stesso ha chiaramente detto decine di volte nel Vangelo. Basti pensare che la minaccia della Gehenna (l'inferno) è presente nelle parole del Salvatore ben 41 volte! (solo nei Vangeli, centinaia in tutta la Bibbia). Per non parlare poi della promessa del Regno dei Cieli...

Massimo Viglione


4) Le confesso che io non nutro una simpatia particolare per il Manzoni... Ma sentir dire che per Manzoni alla fine vincerà sempre il male... beh, questa è una sciocchezza tale che non merita neanche attenzione (a partire dal buon finale dei Promessi sposi). Il docente che l'ha detta è un perfetto ignorante, o in piena malafede. Al contrario, sarei più scettico invece riguardo il presunto “ottimismo” del Leopardi, il cui pessimismo cosmico e materialista è ben noto a tutti.

Massimo Viglione


5) Caro amico, il contrasto tra il costitutivo desiderio di felicità, che è presente in ogni uomo, e l'esistenza della morte è palese; e va evidenziato non solo naturalmente ma anche cristianamente. Tenga presente che la morte non era iscritta nel progetto originario di Dio, ma è entrata nel mondo in conseguenza del peccato originale. La morte dunque non è un valore in sé, perché se lo fosse, dovremmo pensare positivamente al peccato originale che ha causato la morte. La morte piuttosto va accettata in quanto esito del castigo di Dio; e, attraverso l'accettazione della morte, si costruisce la propria santità. Tenga inoltre presente che solo il Cristianesimo dà una risposta umanamente soddisfacente a tale questione, perché dice che la morte da una parte va temuta in quanto qualcosa di innaturale e negativo (Dio non l'ha creata), dall'altra è questione risolta dalla resurrezione di Cristo.

Corrado Gnerre


6) Il discorso sul Risorgimento è troppo lungo e complesso per risolversi in poche righe. Credo di aver scritto abbastanza sull'argomento. Mi si consenta di poterLe consigliare a riguardo la lettura del mio libro: “1861. Le due Italie” delle Edizioni Ares di Milano (2011), Lì potrà trovare tutte le risposte al riguardo.

Massimo Viglione


7) Altra colossale scemenza che fa luce sul livello di cultura dei docenti italiani. Al di là di ogni altro aspetto teologico e politico, basti dire che il dogma fu proclamato con la Costituzione dogmatica “Pastor Aeternus” del 18 luglio 1870. La Breccia di Porta Pia avvenne il successivo 20 settembre, e avvenne solo perché il 4 settembre a Sedan - del tutto inaspettatamente - l'esercito francese di Napoleone III, il quale da anni difendeva - suo malgrado - Roma, fu travolto dall'esercito prussiano di Bismarck. Napoleone III dovette di conseguenza abbandonare il Trono e lasciare così Roma indifesa e al suo destino. E questo, il 18 luglio, nessuno al mondo poteva neanche immaginarlo.

Massimo Viglione


8) La Chiesa non fa guerra a nessuno, ma si difende - ha il dovere di difendersi - da chi le muove guerra. Il fascismo, per ragioni non certo di fede ma solo di opportunismo politico che ora non possiamo approfondire, scelse nel 1929 la via della Conciliazione (peraltro non gradita in parecchi ambienti fascisti, a partire da Gentile) con la Chiesa. Il comunismo, invece, per decenni ha visto nella Chiesa il nemico per eccellenza da distruggere, e ovunque è arrivato al potere (o ha tentato di arrivarvi, come in Spagna), ha perseguitato nel sangue, nel dolore e nelle stragi il clero, i cristiani, ha distrutto le chiese. Inoltre, la Seconda Guerra Mondiale ha segnato la sconfitta definitiva del fascismo come del nazional-socialismo (peraltro condannato ufficialmente da Pio XI con una Enciclica del 1938), mentre ha visto trionfare il comunismo in metà Europa e buon parte del mondo. Per questo Pio XII emanò la scomunica contro i comunisti e i loro complici: nel 1949 il problema per la Chiesa, come per tutta la civiltà occidentale, non era Mussolini o Hitler, ormai sepolti dalla storia, ma Stalin e soci, che erano più vivi e assetati di sangue cristiano che mai.

Massimo Viglione


9) Parlare positivamente del nichilismo è come parlare positivamente di un cataclisma che distrugge tutto e tutti. È vero che siamo arrivati a tale stato di accecamento dell'intelligenza per cui si arriva a considerare positivo anche ciò che è palesemente negativo, ma dire una simile sciocchezza... Prima di tutto, caro amico, quello che si definisce “senso di colpa” è un qualcosa del tutto naturale; ed è auspicabile che venga coltivato da ogni uomo. “Senso di colpa” vuol dire riconoscere il proprio limite e soprattutto riconoscere che c’è una legge naturale e soprannaturale a cui l’uomo deve sottostare e che non può decidere a suo capriccio e arbitrio. Ovviamente se il “senso di colpa” si trasforma in fissazione scrupolosa il caso è diverso, ma non c’entra nulla con il vero “senso di colpa”. È come dire: dal momento che c’è qualche carabiniere che delinque e si trasforma in assassino, eliminiamo i carabinieri... Il nichilismo – le ricordo – è la negazione di ogni ordine valoriale e il suo esito logico e inevitabile è la legge della giungla: non più la forza del diritto ma il diritto della forza!

Corrado Gnerre

 


 
26/06/2013
Due domande

Sono due gli argomenti che vorrei sottoporre alla vostra attenzione e che, da lungo tempo, albergano in me. Non ho trovato risposte  esaustive, né nei libri né nei sacerdoti da me interpellati. Non so se sono le risposte poco convincenti o è la mia testa a essere particolarmente refrattaria alla logica e al raziocinio, tant’è eccomi qui a provarci con voi.
Il mio è un problema di discernimento, da cui nemmeno le settimane ignaziane mi hanno chiarito le cose.
1)      Nel primo caso, verrebbe da dire che più si legge e più si rimane confusi. Mi riferisco alle molteplicità, spesso contrastanti, di giudizi su papi o su alcuni santi. La cosa è per me importante perché papi e santi sono comunque grandi figure di riferimento, esempi che lasciano cadere il sassolino lungo la strada della fede, che indicano, consigliano, redarguiscono  per indirizzare le pecore verso l’ovile. Come la mettiamo dunque con i giudizi su l’uno o l’altro pastore che (e non mi riferisco ovviamente alle scontate accuse di laici, atei, agnostici e compagnia bella) ma di scritti e pubblicazioni cristiane e cattoliche che dicono tutto e il contrario di tutto. Un papa su una rivista è santo su un'altra è un massone impenitente, un altro papa ha scritto encicliche e preghiere degne del più grande mistico e contemporaneamente si legge che si è coperto di gravi nefandezze teologiche liturgiche e tanto per cambiare apparteneva alla  tal loggia.
Uno è beato e contemporaneamente accusato di essere affiliato a… di aver  promosso il sincretismo, snaturato  l’eucaristia ecc.  Lo stesso sta accadendo con questo Papa attuale!
Io non pretendo di possedere la Verità che sarà rivelata  alla fine dei tempi in cui tutti vedremo le cose così come realmente sono, ma di avere un metro di discernimento per decidere le orme da seguire (a parte Cristo!) .
Non rispondetemi dicendo che Cristo è tutto e che i Vangeli hanno parlato in modo definitivo. Noi fragili essere umani e di fragile fede abbiamo bisogno di guide,di santi , di sacerdoti, chiese, altari, icone e ceri. Per questo esiste  la figura del sacerdote,del Papa -i tramiti tra noi ed io sacro -!
Ne abbiamo bisogno ci sono necessari apparati e  figure di riferimento, e allora come districarsi tra santi e massoni, tra rettitudini e devianze, come capire se si  sta seguendo un buon  pastore  e non un mercenario, atteso che non viene più chiesto lo spargimento di sangue per  verificarne l’integrità ( almeno non ancora).
Dai frutti? Ma anche i frutti son confusi e contraddittori una commistione di bene e male più una macedonia di frutti dolci e frutti velenosi che un buon pasto!  Che cosa fare? Come decidere? Che cosa scegliere? Chi seguire per giungere al vero, per trattenere  ciò che è buono e  respingere ciò che non lo è!
2)      Posto che un pastore si riveli di dubbia  adesione alla fede e alla Chiesa, sia esso il semplice parroco o il vescovo, Cardinale o addirittura il Papa, fino a che punto bisogna seguire ciò che ci dicono di fare, fino dove deve arrivare la santa obbedienza e il doveroso rispetto per l’uomo di Dio?Gesù frequentava la sinagoga e  nel contempo chiamava  i frequentatori “razza di vipere”, era cioè obbediente e si recava in Sinagoga, magari col mal di stomaco ma era osservante della legge. Ma Gesù  era Gesù, la Legge era contenuta da Lui medesimo e quindi non poteva “sgarrare”  agiva  “come uno che ha autorità!” Noi invece? Pecorelle belanti e smarrite, confuse, come dobbiamo comportarci? Noi abbiamo bisogno del sacerdote  ma se ci “scandalizza” basta cambiare parrocchia? E chi siamo noi per giudicare quel tal prete se il metro per giudicare lo fornisce la stessa “ditta” che fornisce il prete?
Io  sono in una situazione di stallo e non so come uscirne, unica grazia di cui godo è che  tutto ciò non ha minato la mia fede in Dio, ma la sofferenza  è tanta, a volte insopportabile. I vari gruppi parrocchiali, le conferenze che si indicono, i raduni e  gli incontri di preghiera sono  oramai per me tossici, una vera   agonia da Getsemani,  dovrei  trovarvi forza e  carica, ne  ricavo sconforto e solitudine. Vorrei un  qualche spiraglio di certezza di far bene, di fare il bene, e  giudicare le cose  secondo  madre Chiesa, invece mi ritrovo ad essere  apostrofata come “talebana” e a vivere nell'isolamento “ideologico” e nel silenzio.
Cordialmente Rosetta
 
Risposta

Cara amica,

non le nascondo che la sua lettera mi ha colpito molto. Non per i contenuti, perché di queste cose parliamo continuamente (è un po' il nostro pane quotidiano), ma perché nelle sue parole è evidente una grande sofferenza, sofferenza che – le assicuro – è di molti. 

Io amo dire che ciò che sta vivendo la Chiesa in questi tempi è un vero e proprio “Libro di Giobbe”. La Chiesa ha sempre patito crisi, anche molto gravi, ma questa dei nostri tempi è più grave di tutte. Quelle di un tempo erano soprattutto crisi disciplinari, oggi invece abbiamo una crisi dottrinale... e ciò che attiene alla dottrina è ontologicamente più grave di ciò che attiene alla disciplina.

Vengo alla risposta. 

Prima di tutto le consiglio nelle sue letture di non fare come si suol dire di “ogni erba un fascio”, nel senso che –soprattutto nella rete – si trovano cose che non sono del tutto fondate e serie. Questo glielo dico per metterla in guardia da certi cose che si dicono riguardo a pontefici o uomini di chiesa di vertice. 

Ciò ovviamente non vuol dire che questi personaggi non abbiano potuto commettere degli errori sul piano delle scelte dottrinali, teologiche e pastorali. Né che possono essere stati immuni da difetti sul piano della vita personale. A riguardo mi permetto di consigliarle la lettura di un mio articolo (che è ovviamente su Il giudizio cattolico) “Senza Dio ... rimane solo la sporcizia”. Articolo che riguarda il mistero della Chiesa dove convivono purezza e sporcizia, divino e peccato. 

Tenga presente che il Papa è il Papa, ma ciò non significa che in ciò in cui non è infallibile non lo si possa “criticare”, pongo le virgolette perché ovviamente deve sempre trattarsi di una critica rispettosa e che prudentemente non desti scandalo. San Vincenzo da Lerino diceva che ci sono dei papi che Dio li dona, altri che Dio li tollera, altri ancora che Dio l'infligge. Ma quando un papa viene eletto tale è il Papa e ha la grazia di stato del Papa. Ciò non vuol dire che abbia il Paradiso assicurato. Tutt'altro. I medievali avevano un amore straordinario per la Chiesa, ma erano convinti che nell'inferno vi fossero le anime di tanti sacerdoti, consacrati, vescovi e pontefici. 

Alcuni consigli: 

- preghi per la Chiesa, preghi e si sacrifichi affinché questa terribile crisi possa finire al più presto 

- preghi per insaldare quotidianamente la fede nella Chiesa e la sottomissione al Papa 

- faccia apostolato, ma sappia prudentemente distinguere, allorquando parla con persone lontane dalla fede non faccia riferimento alla crisi della Chiesa per non destare scandalo, cerchi di difendere sempre gli uomini di chiesa; quando poi parla con chi ha una fede robusta, allora (sempre con rispetto) si sfoghi e metta sul tappeto tutte le sue pene. 

Vengo più specificamente alla questione relativa al seguire ciò che viene detto. 

Tenga presente che la bussola è la Tradizione. Concretamente: prenda un buon catechismo (le consiglio il Catechismo di San Pio X) e veda se le cose che le dicono di fare sono in linea o discordi con ciò che in esso è scritto. Questo è l'unico metodo. Certo se si tratta solo di mezzi per salvaguardare e proporre la stessa verità, si allinei; ma se invece viene pregiudicata la verità stessa, allora desista.


Corrado Gnerre

 

 
20/06/2013
Presunta conversione dei protestanti all'Eucarestia

Egregio prof. Viglione, ho sentito in una trasmissione radiofonica che tra Chiesa Cattolica e alcune confessioni protestanti sono state sanate le differenze scaturite con la riforma protestante sul sacramento della Eucarestia. Come stanno esattamente le cose?
Grazie 
Fernando
 
Risposta

Gentile Fernando,

il mondo anglofono utilizza una bella formula per esprimere quelli che noi – specie nel caso che Lei pone – potremmo definire “pii desideri”, o “chimere”: “wishful thinking”. Non esiste una precisa traduzione italiana, potremmo risolverlo con “pensiero speranzoso”. Questa espressione viene usata proprio quando appare evidente che si tende a scambiare i propri desideri, i propri progetti (anche i migliori) con la realtà, che invece sovente è ben diversa. Si tende cioè a presentare come già compiuto (o sul punto di compiersi) ciò che invece nella realtà concreta della vita quotidiana è ancora lontano dal compimento.

È il classico atteggiamento che fondamentalmente appartiene a due categorie di persone: 1) gli ottimisti sempre e comunque, al punto tale da non vedere più la realtà quale essa è (io sono solito chiamarli “gli ottimististi”), che poi in fondo sono l’altra faccia della medaglia del pessimista cronico e senza rimedio; 2) soprattutto, quelle persone che, magari anche in buona fede, hanno e vivono un forte ideale, attendono per tutta una vita che si realizzino i loro sogni e, a un certo punto, vivono in cerca di segni, e non appena reputano di averne avvistato uno, subito, appunto, cadono nel wishful thinking.

In realtà, vi è anche una terza categoria: quella dei bugiardi di professione, dei farabutti, degli ingannatori, dei traditori, pronti a propalare menzogne al fine di scardinare il bene. Ma questa categoria è un po’ a sé, nel senso che è sempre presente in tutti i campi e in tutte le circostanze dell’esistenza umana, e specie nella Chiesa e nell’apostolato.

Fatta questa premessa, credo che Lei abbia già capito cosa penso di quanto ha sentito alla radio. Non mi interessa stabilire a quale categoria appartenga chi l’ha detto, dò per scontato che sia un “ottimistista” o un uomo sincero che cade nella trappola di scambiare i propri sogni con la realtà.

Fatto sta, però, che il problema dell’Eucarestia, o meglio, in termini teologici, della “Transustanziazione”, è e rimane il problema chiave di tutto lo scontro teologico in atto da cinque secoli con il mondo protestante.

Oggi non si può più parlare di “scontro” come di “eretici”, occorre parlare di incontro e di “fratelli separati”. Al di là della terminologia, però, la realtà delle cose non cambia. 

Dopo la fede nella ss.ma Trinità secondo la dottrina cattolica, dopo la fede nella Passione, Morte e Resurrezione di N.S.G.C. e nella Sua duplice Natura umana e divina, il cardine assoluto intorno a cui ruota non solo tutta la fede cattolica ma tutta la Chiesa e tutta la nostra storia di cristiani (come la vita di ciascuno di noi) è il dogma della Transustanziazione, la fede nel miracolo eucaristico, che avviene ogni qual volta un sacerdote fedele celebra il Canone secondo le intenzioni e le modalità della Chiesa Cattolica.

La Transustanziazione, come tutti sappiamo, è la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di N.S.G.C., sebbene le forme rimangano visibili all’occhio come pane e vino.

A questo punto la domanda che risolve la questione è semplice: quale “chiesa” protestante ha ufficialmente accettato di credere nella Transustanziazione? Quale “chiesa” protestante ha fatto ammenda di cinque secoli di errore? Quale “chiesa” protestante ha riconosciuto di credere alla S. Messa Cattolica e quindi di aderirvi e di celebrarla quotidianamente?

Se un giorno ciò dovesse realmente accadere, sarebbe forse la più grande vittoria della Chiesa e della civiltà cristiana degli ultimi cinque secoli! Andrebbe festeggiata per mesi e mesi, si dovrebbero organizzare migliaia di incontri di preghiera, di ringraziamento a Dio, di convegni eucaristici, ecc.

Dov’è tutto questo?

Non si può escludere che alcuni gruppi e movimenti del variegato mondo protestante, specie di quello anglicano anglosassone, stiano facendo importanti passi in questa direzione. Ma non v’è notizia ufficiale della piena ed effettiva resipiscenza di un mondo, o di una categoria di fedeli, verso la giusta e imprescindibile fede nella Transustanziazione. A meno che ciò non sia già realmente avvenuto, ma negli ambienti ecclesiastici lo si voglia tenere nascosto, per non “urtare” la sensibilità dei “fratelli separati” verso il cosiddetto “dialogo ecumenico”. Ciò sarebbe tutt’altro che strano, dati i tempi che viviamo, ma comunque orribile e stupido in sé. Perché non è nascondendo la verità, e soprattutto le verità della fede, in nome di un malinteso “dialogo” fine a se stesso che si ottengono i sogni del wishful thinking, come ad esempio la piena e reale riunificazione di tutti i cristiani nell’unico ovile – la Chiesa Cattolica, apostolica e romana – sotto l’unico pastore (il Papa, Vicario in terra di Gesù Cristo, il Buon Pastore), bensì al contrario proclamandole ai quattro venti, con l’apostolato e la testimonianza di vita.

Staremo a vedere. Noi possiamo solo pregare e sperare che realmente prima o poi la Grazia divina scenda abbondante su tutti quei cristiani e non che sono lontani dalla Chiesa Cattolica affinché possano convertirsi all’unica vera fede, entrare nell’unica vera Chiesa e usufruire della Grazia infinita dei sacramenti, in primis dell’Eucarestia. E pregare che la Chiesa e i suoi uomini, sacerdoti, religiosi e laici, sappiano sempre fare la loro parte al servizio del trionfo della verità nella carità.


Massimo Viglione

 

 
23/05/2013
Chiarimenti su monachesimo

Egregio professor Viglione, sto svolgendo una ricerca sul monachesimo benedettino e in particolare sui frutti che esso ha portato all' Europa. Poiché non sono molto ferrato sull' argomento e per evitare di incorrere in errori presenti sul web, le scrivo per avere dei chiarimenti in materia. La ringrazio anticipatamente per il suo aiuto. 
Cordiali saluti in Christo et Maria.
Giovanni.
 
Risposta

Gentile Giovanni,

l'argomento della questione che Lei pone richiederebbe libri interi (come infatti sono stati scritti a decine), per il semplice fatto che ne va dell'intera storia della Cristianità. Infatti, monachesimo e civiltà cristiana, specie per i primi mille anni (VI-XVI secolo), sono indissolubilmente connessi.

Per questo mi limiterò a elencare solo alcuni dei principali meriti che i benedettini hanno avuto nella formazione sia dello spirito civile cristiano che dell'Europa stessa (come dell'intera Cristianità).

Partiamo da un presupposto di base: forme di monachesimo cenobita - come di eremitaggio - esistevano prima di san Benedetto, specie nel mondo cristiano orientale (i padri del deserto, solo per fare un esempio; ma si pensi anche a sant'Agostino, ecc.). La novità di san Benedetto consiste soprattutto nell'aver per primo creato una vera e propria organizzazione di vita monacale cristiana con proprie regole scritte e un'autorità costituita. Una vera e propria societas christiana, la cui "costituzione" era la "Regula Magistri" (uno dei più importanti testi mai scritti nella storia umana), la cui autorità assoluta era l'abate.

Ma, al di là di questo aspetto "istituzionale", la novità vera di Benedetto consisteva anzitutto nell'essenza stessa della sua scelta organizzativa: che non era solo religiosa e spirituale (come il monachesimo precedente: isolamento, preghiera, penitenza, meditazione, ecc.), ma anche "civile", nel senso che i benedettini dovevano lavorare, cioè produrre beni materiali atti a soddisfare le esigenze non solo della comunità, ma anche dei fratelli laici che vivevano fuori dell'abbazia e che avevano bisogno di cure, di aiuti, di cibo, di lavoro, di ogni genere di assistenza (“ora et labora”).

Questa scelta, di cui è difficile in poche righe esplicare l'immensa portata innovativa e il peso che ha avuto sulla formazione della civiltà occidentale (e del suo progresso e benessere), nasceva dalla consapevolezza che san Benedetto ebbe del fatto che l'uomo è un unione indissolubile (in questa terra) di anima e corpo, e che, pur certamente nel rispetto gerarchico delle esigenze (prima lo spirito: preghiera, meditazione, digiuno, penitenza, ecc.), anche il corpo richiede attenzione (come del resto Nostro Signore ha sempre dimostrato compiendo i suoi miracoli su malati, poveri, ecc. e risorgendo nella carne). 

Da qui la parte di ore quotidianamente dedicate dai monaci al lavoro. Un lavoro, si badi, non solo manuale (i campi e la gestione dei loro frutti), ma anche intellettuale: i famosi amanuensi, che ci hanno lasciato l'immenso tesoro dei classici, che altrimenti sarebbero in gran parte andati perduti; ma anche le opere di spiritualità, che ci hanno arricchito per sempre.

Insomma, il monachesimo benedettino si distingueva da quello orientale per il fatto che non ci si limitava a vivere una spiritualità penitenziale e individuale, ma si costituiva "società" con altri monaci, con delle leggi, con un capo, e si producevano beni materiali e spirituali per intere comunità. E questo è ancor più meritevole per i secoli dell'alto Medioevo, quando, a seguito del più grande disastro della storia umana (la caduta dell'Impero Romano) la società era dispersa in piccole comunità locali indifese e povere, senza giustizia e soggette a ogni pericolo. Per questo si può parlare di monachesimo occidentale, ed è per questo che san Benedetto è stato proclamato da Paolo VI "Patrono d'Europa", ed è per questo che l'Europa, e l'Occidente come civiltà nata da europei al di fuori dell'Europa, è da sempre (almeno fino a oggi) all'avanguardia della storia, delle scoperte, della ricchezza, del benessere (e purtroppo delle conseguenze negative che tutto questo porta, specie oggi).

Ma san Benedetto è patrono d'Europa anche per un'altra ragione, forse la più importante: l'attivita "sociale" del suo monachesimo non si limitava al lavoro manuale e culturale. Ebbe un aspetto nuovo anche su un altro "settore", il più importante per la storia della cristianità intera: quello dell'apostolato. Un numero enorme di monaci, nel corso dei secoli, abbandonarono i loro monasteri e si avventurarono, incuranti dei quasi certi pericoli di morte che incombevano su di loro, per le foreste dell'Europa nordica del primo millennio, fondando abbazie fra i barbari pagani, arrivando ovunque, fino alle steppe russe, pagando un prezzo di sangue immenso. È quella che chiamiamo la "prima evangelizzazione", che trova ancora un suo ultimo grandioso impeto di gloria nei benedettini (ma anche nei francescani, domenicani, e poi gesuiti) che nel XVI secolo si imbarcano a migliaia su caravelle e galeoni per portare Cristo e la sua civiltà ai popoli d'Oltreoceano.

Non si può comprendere la grandezza e l'essenza stessa di quella che è stata la civiltà cristiana medievale prescindendo dall'epocale innovazione di san Benedetto e dal plurisecolare operato dei benedettini (e degli altri ordini monastici derivati): la Cristianità è stata ciò che è stata grazie soprattutto a Benedetto da Norcia, vero padre dell'Occidente cristiano. Ancora oggi noi usufruiamo degli ultimi residui vantaggi di essere suoi figli nello spirito e nella civiltà. 


Massimo Viglione

 

 
Perpetua verginità di Maria

Buongiorno, su Avvenire di domenica 7 aprile è stato pubblicato in prima pagina un trafiletto dal titolo "Il soffio e il grido" che inscena una Madonna in umano travaglio che dà alla luce Gesù "bagnato e sanguinoso". Mi pareva (e qui vi chiedo consiglio) che il dogma della perpetua verginità di Maria chiarisse che il suo parto, tra le varie prerogative, avesse anche quella di essere stato senza dolore.

Grazie del chiarimento.
Andrea

Risposta

Caro Andrea,

le chiedo scusa per il ritardo con cui le rispondo.

Sul fatto che oggi si tenda a mettere in discussione la perpetua verginità di Maria, ciò rientra, purtroppo, nel clima di crisi che ormai da molti (troppi!) anni attanaglia la teologia cattolica. E non mi stupisco che un quotidiano come "Avvenire" si allinei a questa tendenza. D'altronde (non so che età lei abbia e quindi non so se se ne ricorda) ma il celebre Gesù di Nazareth di Zeffirelli (è degli anni '70), sceneggiato che fu ben accolto negli ambienti cattolici, il cui consulente di riferimento fu il biblista padre Rossano, mostrava la Vergine che partoriva tra terribili dolori ... e pochi allora mostrarono perplessità. 

Lei comunque ha perfettamente ragione. La verginità perpetua di Maria, prima-durante-e-dopo-il-parto, è di Fede. 

Il Concilio Laterano (649) v(D.B.256) condanna coloro che non confessano che "Maria è sempre vergine ... concependo dallo Spirito Santo, dando alla luce incorruttibilmente, permanendo indissolubilmente la sua Verginità dopo il parto."

Paolo IV nella Costituzione "Cur quorundam" (1555) (D.B. 993) condanna chi nega che Maria "sia rimasta sempre nell'integrità della Verginità cioè prima del parto, nel parto e perpetuamente dopo il parto."


In Cordibus Jesu et Mariae

Corrado Gnerre

 

 
30/03/2013
Lavanda dei piedi

Vorrei sapere l’esatta interpretazione del passo del Vangelo secondo Giovanni, relativa alla lavanda dei piedi  (Gv 13,1 e seguenti) , in particolare il passo 13,14. Il lavarvi i piedi gli uni gli altri è riferito agli apostoli che devono lavarseli gli uni gli altri, ho è  riferito a tutti gli uomini?
Come interpretare le parole di Gesù  “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” e  “Chi odia me, odia anche il Padre mio”  alla luce dei nn.  840 e 841 del Catechismo della Chiesa Cattolica. In riferimento alle parole di Gesù “Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”. 
Come interpretare le parole di Papa Francesco  “Innanzitutto i musulmani, che adorano Dio unico, vivente e misericordioso, e lo invocano nella preghiera” (quel Dio unico, per il Papa è vivente!) sempre alla luce delle parole del Vangelo secondo Giovanni?
Nel ringraziare auguro una buona Pasqua.

Emanuele Amat
 
Risposta

Caro amico,

prima di tutto rispondo in merito all'ultima parte della sua domanda. Di per sé l'espressione "Dio unico", utilizzata da papa Francesco, non è sbagliata. In realtà già papa Benedetto XVI sottolineò la differenza tra l'espressione "unico Dio" e l'espressione "Dio unico". La prima sta a significare che tanto i cristiani quanto i musulmani e gli ebrei credono nello stesso Dio. Il che è falso. La seconda, invece, che i cristiani, i musulmani e gli ebrei sono accomunati dal monoteismo. Il che è vero. Ora, è evidente che se si passa dal piano teologico a quello cosiddetto "pastorale" le cose si complicano, perché è indubbio che questa sottigliezza può esser capita da pochi e che alla fine un'espressione "Dio unico" potrebbe far passare il messaggio secondo cui cristiani, musulmani e ebrei credono nello stesso Dio. 

Per quanto riguarda l'episodio della lavanda dei piedi. E' evidente che in senso estensivo è riferibile a tutti i cristiani, perché tutti i cristiani possono essere chiamati ad un ruolo autorevole. Questo episodio sta a significare che l'autorità nel cristianesimo (che è riconosciuta, valorizzata e ritenuta indispensabile!) va vissuta nella dinamica del servizio. Chi ha più autorità deve maggiormente servire. Chi ha più autorità è chiamato a sacrificarsi maggiormente. Ciò è perfettamente in linea con la Tradizione.  Il Re e il cavaliere medioevali concepivano l'autorità in questa prospettiva. 

Infine a proposito delle persecuzioni. Il riferimento è tanto alle persecuzioni che subito scoppieranno ai danni dei primi cristiani, ma anche a ciò che sarebbe avvenuto dopo e che sta avvenendo anche ora. 


In Cordibus Jesu et Mariae

Corrado Gnerre

 

 
02/03/2013

Spesse volte sento dire, anche da personaggi considerati di cultura, che gli stati di cultura cattolica sono più fragili di fronte alla crisi perché come cattolici sono figli di un Dio misericordioso che tutto perdona (così ladri disonesti abbondano). Viceversa gli stati del nord, protestanti, calvinisti o luterani hanno un'etica e una morale di gran lunga migliore della nostra. Io affermo che la nostra Europa è stata forgiata dal cattolicesimo in tanti secoli di storia ma poi non so più che dire perché purtroppo mi sembra anche un po' vero.

Grazie della risposta e buon lavoro 
Liliana
 
Risposta

Cara amica,

mettiamo un po' di ordine agli argomenti da lei posti. Prima di tutto va chiarito che la concezione cattolica di Dio non è una concezione esclusivamente appiattita sulla virtù della misericordia. Da sempre la dottrina tradizionale afferma che in Dio sono presenti tutte le virtù al grado massimo. Ora, sappiamo che è tanto virtù la misericordia quanto la giustizia. D'altronde le virtù della misericordia e della giustizia sono "contrarie" ma non "contraddittorie". Per cui sarebbe sbagliato credere che la concezione cattolica di Dio porti ad un atteggiamento di minor rigore nei confronti di coloro che commettono reati. Anzi, dica ai suoi amici che la prospettiva luterana, che si concentra tutta sulla giustificazione per sola fede non dando importanza alle opere, portò Lutero ad invitare di peccare, di peccare anche fortemente, l'importante che si credesse ancora più fortemente. Piuttosto va detto un'altra cosa, e cioè che il Protestantesimo, a differenza del Cattolicesimo, porta inevitabilmente ad un rigorismo e ad un legalismo che sono molto diversi dal vero rigore e dal rispetto dovuto alla legge. Ciò è causato da due motivi teologici protestanti: la giustificazione cosiddetta "estrinseca", ovvero l'uomo non è mai ontologicamente giusto dinanzi a Dio, piuttosto Dio lo considera tale anche se non è veramente tale. Inoltre il fideismo. La teologia luterana afferma che la verità è raggiungibile solo con una fede volontarista che deve fare a meno di qualsiasi aiuto che la ragione può e deve dare. Un'ultima cosa ancora. Zittisca i suoi amici con questo dato. Anzi, ponga loro questa domanda: mi sapete dire quali zone in Europa producono maggiore ricchezza? La risposta è semplice: Baviera, Lombardia e Veneto. Territori di tradizione cattolica e non protestante. Dunque il Cattolicesimo nella storia ha prodotto molti più frutti di quanto abbia fatto il Luteranesimo. Se poi a questo aggiungiamo la cultura e le arti figurative il quadro si completa.


In Cordibus Jesu et Mariae

Corrado Gnerre

 


 
25/02/2013

Mi sono trovato in difficoltà a rispondere esaustivamente, e magari anche correttamente, alla domanda: "Che differenza fa se Gesù si è sposato o no? A me che cambia?".
Scusate l'ignoranza, di cui mi vergogno anche un po', ma su questo argomento l'ho scoperta al momento di dover dare la risposta.
Mi rivolgo, quindi, a Voi.
Grazie
Pierfrancesco Nardini
 
Risposta

Caro amico,

di per  sé, essendo il matrimonio di istituzione naturale per giunta elevato a sacramento da Nostro Signore Gesù Cristo, che Gesù avesse deciso di sposarsi non avrebbe ovviamente comportato nulla sul piano morale. Il fatto però che Gesù non si sia sposato ha molteplici significati. Su tutti il voler consacrare totalmente se stesso alla Missione redentiva affidatagli dal Padre. Bisogna pertanto stare attenti. Quando qualcuno fa riferimento alla vita casta di Gesù per denunciare una possibile svalutazione della vita matrimoniale nel Cristianesimo, bisogna rispondere che così non è, perché proprio Gesù ha elevato il matrimonio a sacramento. Quando però si dovesse fare riferimento a questo per far capire che, tutto sommato, fa male la Chiesa a tenere duro sul celibato ecclesiastico, allora è bene puntualizzare che Gesù, pur potendolo fare in linea di principio, decise di non sposarsi ... e questo non sposarsi è in un certo qual senso vincolante per il sacerdote che è un "alter Christus". Gesù è la consacrazione totale al Padre, e, attraverso il Padre, a tutti gli uomini di cui doveva essere l'unico e il necessario Salvatore. Sul piano della cristologia andrebbero poi dette anche altre cose. Per esempio, Gesù è l'unione della natura umana con quella divina nell'unico soggetto, che è divino. Si tratta della cosiddetta "unione ipostatica". Anche di questo si dovrebbe tener conto quando si riflette sul fatto che Gesù decise di non sposarsi.


In Cordibus Jesu et Mariae

Corrado Gnerre

 







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