Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati

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> Teologia, fede, morale

Dio non fa il male



Capita spesso, almeno a me, di sentir incolpare Dio per qualche male, per qualche sofferenza, per qualcosa che non va bene nella vita, anche per cose futili. A volte, ahimé, anche con bestemmia.

Più volte ho cercato di spiegare che non ha senso prendersela con Dio, visto che non è Lui che manda il male e ho anche cercato di far capire che quella di incolpare Lui è solo la strada più comoda per non guardare a fondo la verità, la realtà delle cose. “Se è Dio che mi manda il male, non devo stare a ragionare su altro”, potrebbe essere la sintesi a cui porta siffatto ragionamento.

Molto spesso ho anche chiesto come mai poi, nei momenti belli, non si ringrazia Dio per averli concessi. Stando al ragionamento di prima, se è Dio che manda il male, è sicuramente anche Dio che manda il bene.

No, questo non fa comodo. Si è più propensi ad attribuirsi i meriti del bene e ad imprecare contro il Cielo per il male, non assumendosi le proprie responsabilità.

Uscendo, però, dai ragionamenti spicci ed aprendo un buon manuale di teologia, si può tranquillamente scoprire che Dio non può volere il male, perché è Bontà infinita. Egli lo può tollerare e lo tollera solo per lasciare liberi gli uomini[1].

San Tommaso d’Aquino spiega che in Dio non c’è difetto alcuno, ma somma perfezione[2] e che Dio è il sommo Bene in modo assoluto, e non soltanto in qualche genere o ordine di cose[3].

È dunque un errore gravissimo pensare che, se Dio può fare tutto ciò che vuole perché onnipotente, può volere anche il male.

Padre Casali ricorda che «il male è assenza del bene» e che, dunque, «una cosa è essenzialmente male quando è contro Dio, che è il bene per essenza»[4]. Dio, quindi, non è la causa del male, di nessun male, né di quello morale (il peccato) né di quello fisico (la malattia, un terremoto, ecc.).

A questo punto si deve ricordare la differenza tra il male morale e quello fisico: se si rimane ancorati alla mentalità terrena, sarà difficile comprendere che il vero bene è quello morale, quello cioè che porta dritti al cospetto di Dio nella vita eterna.

Mi rendo conto che, al giorno d’oggi, purtroppo, un discorso del genere può sembrare non concreto, astratto, insensato, e molte volte me l’hanno detto. Se però si torna a pensare che quella terrena è solo una vita di passaggio per la vita eterna, che è meglio una sofferenza limitata temporalmente qui che una eterna, si potrebbe facilmente tornare a comprendere e riuscire a dare un senso anche alla sofferenza umana.

Il male fisico, infatti, può essere permesso per motivi superiori, per un bene superiore, che, molto spesso, noi non comprendiamo. Si deve sempre ricordare che «una malattia, una disgrazia, una morte in quel dato tempo, pur essendo un male relativamente alla vita terrena dell’uomo, nelle mani della Provvidenza diventano un mezzo perché l’uomo meriti, si avvicini a Dio, raggiunga il suo fine ultimo, cioè il suo vero Bene che non avrebbe raggiunto, (quindi avrebbe avuto il massimo male) se non fosse venuta quella malattia, o la morte fosse giunta più tardi quando non fosse stato più in grazia di Dio. Dio perciò nella sua Provvidenza permette dei difetti particolari, perché non sia impedito il bene universale. Ciò non vuol dire che noi possiamo conoscere la ragione per cui Dio permette questi singoli mali»[5].

Si è oramai totalmente immersi nella mentalità “a-soprannaturale” di questo mondo: il male è solo il soffrire, una cosa è buona solo se non ci fa soffrire, e via dicendo…

Questo modo di intendere il male però è lontanissimo dal cristianesimo. Quel che la dottrina cattolica ha sempre insegnato è che una sofferenza non sempre è un male. Non è certamente un male in assoluto.

L’unico vero male è il peccato, che fa perdere Cristo.

«La causa del male morale è la perversa volontà dell’uomo peccatore; la causa del male fisico è nella contingenza della natura umana (ferita dal peccato)» e «siccome Dio è Padre e Provvidenza d’amore, sa trarre da ogni male un bene: mentre non ha nessun legame col male, essendo però la Causa prima e necessaria di tutto, tollera o permette il male (morale o fisico) per un fine di bontà; … Ma né dell’uno né dell’altro è la causa»[6].

In sostanza, il male fisico, il dolore, la sofferenza non si possono comprendere se non alla luce del peccato originale: «i mali fisici sono una conseguenza di questo peccato, la cui responsabilità l’hanno i nostri progenitori e non Dio»[7].

Anche il peccato non viene da Dio, ma dall’interno dell’uomo e porta ad uno stato del tutto opposto a quella che sarà la “corona della vita” (Gc 1, 12).

Dio, infatti, nella sua infinita bontà ha dato all’uomo la libertà[8].

Questa libertà ci rende responsabili dei nostri atti[9]. E, d’altronde, se non fossimo liberi non avrebbero senso il premio e il castigo per il bene e il male che facciamo.

Ora, l’uomo, proprio perché libero, può fare anche il male[10], anche se non lo dovrebbe fare. «La vera libertà» infatti «è la scelta del bene»[11]; «poter fare il male è un difetto della volontà umana, che per sé tende al bene»[12]. La libertà, insomma, per essere adoperata correttamente, deve portare a fare spontaneamente il bene ed a farlo senza costrizioni. Dio non ha voluto nessuna costrizione nella fede e nel rispetto delle Sue leggi.

«Avere la possibilità fisica di scegliere il male invece del bene, non significa che ne abbiamo anche la capacità morale e che lo possiamo fare lecitamente. La libertà deve essere usata solo per fare il bene comandato dalla legge naturale e divina. La capacità fisica di commettere il male e il peccato non ce ne dà il diritto»[13].

Così, quando cadiamo nella tentazione la responsabilità è nostra che non corrispondiamo al bene di Dio con la nostra volontà[14]. Allo stesso modo abbiamo visto non è Dio a mandarci una malattia, ma è la nostra natura ferita dal peccato originale ad essere esposta.

Quando ci troviamo nella prova, nel dolore, dunque, si deve seguire S. Giacomo che nella sua Lettera ammonisce: «Nessuno, quando è sottoposto alla prova, dica che è tentato da Dio; perché Dio non è tentatore di male, e non tenta nessuno. Ma ciascun di noi è tentato dalla propria concupiscenza, che lo attrae e lo alletta»[15].

Padre Tintori, nella nota relativa al versetto precedente (Gc 1, 12) chiarisce che «le tentazioni essendo prove, son permesse da Dio per il bene degli eletti, ma la beatitudine sta nel superarle»[16] e San Giacomo aveva già spiegato, in quel versetto, il premio per chi le supera: «Beato l’uomo che soffre tentazioni, perché, quando sarà stato provato, riceverà la corona di vita da Dio promessa a quelli che lo amano».

Invochiamo la Ss.ma Vergine affinché sempre più ci sostenga nelle prove e lo Spirito Santo che porti sempre più nel mondo la comprensione della assoluta Bontà di Dio, così da poter sentire sempre più lodi al Creatore e sempre meno bestemmie.




[1] Cfr. Catechismo di San Pio X, can. 11; «Nella sua provvidenza Dio stesso, infinitamente buono e potente, lascia pure che ci siano mali nel mondo, o perché a beni maggiori non si chiuda la via, o perché non si apra a mali maggiori. … (Dio, ndr) nel tollerare che vi siano i mali nel mondo, “né vuole che il male si faccia, né vuole che non si faccia, ma vuole permettere che si faccia, e questo è un bene” (Tommaso d’Acquino, Summa Theologiae I, q. 19, a. 9, ad 3)», Leone XIII, Enc. Libertas praestantissimum, 20.6.1888

[2] Sum. Th. q. 49, a. 2

[3] Sum. Th., I p, a. 6, art. 2

[4] Giuseppe Casali, Somma di teologia dogmatica, Ed. Regnum Christi, Lucca, 1956

[5] Ibid.

[6] P. Serafino M. Lanzetta, Quando di Dio si smarrisce l’orizzonte: il caso de Mattei, 12.4.2011, Approfondimenti di “Fides Catholica

[7] Giuseppe Casali, Somma di teologia dogmatica, Ed. Regnum Christi, Lucca, 1956

[8] Cfr. Catechismo di San Pio X, can. 64; Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, can. 363

[9] Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, can. 364

[10] Cfr. Catechismo di San Pio X, can. 65; Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, can. 363

[11] «La libertà raggiunge la propria perfezione quando è ordinata a Dio, sommo Bene e nostra Beatitudine», Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 363

[12] Dizionario di Teologia dommatica, Piolanti-Parente-Garofalo, Ed. Studium, Roma, 1952, voce “Libertà”; «La capacità di volere e di fare il male è un’imperfezione e una debolezza della vera, perfetta libertà», Padre Dragone, Spiegazione del Catechismo di San Pio X, can. 65; «La scelta del male è un abuso della libertà, che conduce alla schiavitù del peccato», Compendio Catechismo della Chiesa Cattolica, can. 363

[13] Padre Dragone, Spiegazione del Catechismo di San Pio X, can. 65

[14] «Non vi hanno assaliti che tentazioni umane: or Dio è fedele e non permette che voi siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione darà anche il modo di trarne profitto, donandovi la forza di poterla sopportare», 1Cor 10, 13

[15] Gc 1, 13-14, da La Sacra Bibbia, annotata da G. Ricciotti, ed. Salani, 1958

[16] Sacra Bibbia, traduzione P. Eusebio Tintori O.F.M., Ed. Pia Società San Paolo, 1945

 

Pierfrancesco Nardini 22 marzo 2015






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