Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati

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I tre ossimori della Chiesa di oggi



Nella Chiesa di oggi dominano tre ossimori, cioè tre paradossi contraddittori. Ci tengo a precisare “Chiesa di oggi” perché il mio riferimento è al dato sociologico di Chiesa non a quello ontologico. È evidente che quando si parla di Chiesa si intende una realtà che esiste da duemila anni, mi riferisco piuttosto a quel che si manifesta sociologicamente ora, anche con l’ausilio di ciò che mediaticamente si afferma.

Ebbene ci sono tre paradossi grandi, enormi:

Primo paradosso: un anticlericalismo-clericalista.

Secondo paradosso: un antieconomicismo-economicista.

Terzo paradosso: un antiautoritarismo-autoritarista.

 

Anticlericalismo-clericalista

Nell’ultimo intervento in cui ho difeso i Francescani dell’Immacolata ho fatto riferimento a un’intervista che Luca Telese fece tempo fa a don Filippo Di Giacomo a proposito della questione della Comunione che il cardinale Bagnasco dette al noto transessuale Luxuria in occasione dei funerali di don Gallo. Ebbene, in quell’intervista don Di Giacomo non solo approvò l’atto di Bagnasco, ma si dilungò a raccontare un aneddoto accadutogli dicendo che anch’egli si era trovato in un caso simile. Mentre distribuiva la Comunione una vecchietta gli fece cenno dicendogli: “non la dia a quella lì perché non è una donna ma un uomo”. La risposta di don Giacomo fu quella di dire all’anziana donna: “Si faccia i fatti suoi!”. Ovviamente per il progressista Telese queste parole di don Di Giacomo suonarono come la nona sinfonia di Bethoven, ma – se si riflette – sono parole del peggiore clericalismo. In realtà, stando al racconto del noto vaticanista, lui non si limitò a dire alla donna: “Si faccia i fatti suoi!”, ma c’è un sottointeso:  “L’Eucaristia è mia, signora, per cui si faccia i fatti suoi!”.

Eh no! l’Eucaristia non è del sacerdote, egli è al servizio dell’Eucaristia e non l’Eucaristia è al suo servizio. Questo ovviamente è solo un esempio, e non tra i più eclatanti, ma indicativo. Ci si potrebbe dilungare sull’enorme impegno che solitamente si profonde da parte di tanti sacerdoti e operatori pastorali (come oggi si ama definirli) in merito a tematiche ambientali, sindacali e politiche snaturando la specificità della Chiesa che deve presiedere moralmente i grandi principi ispiratori dell’azione politica senza scendere nell’ambito delle soluzioni ai singoli problemi. Da una parte si invoca addirittura il principio di separazione tra ambito religioso e ambito politico, santificando la laicità dello Stato se non addirittura il laicismo, dall’altra gli schermi televisivi pullulano di sacerdoti che dicono la loro sul termovalorizzatore nella tale vallata, sulla discarica nella tale pianura, sull’industria nella tale città, cioè ci si intromette in cose in cui né il teologo né il sacerdote hanno la grazia di stato per poter operare e intervenire.

 

Antieconomicismo-economicista

La Chiesa deve essere povera, l’essenza del Cristianesimo è la povertà, benissimo verrebbe da dire… anche se fino ad un certo punto perché delle precisazioni andrebbero fatte ma non è il caso di farle adesso.

Da simili direttive ci si attenderebbe un comportamento conseguente e invece vediamo che si interviene massimamente per reagire a politiche vessatorie sul piano fiscale nei confronti di beni ecclesiastici (intendiamoci: reazione più che doverosa per difendere la libertà della Chiesa), ma poi si fa silenzio (o quasi) sui principi non negoziabili, sulla reazione a leggi liberticide come quella sull’omofobia che si sta preparando all’approvazione.

Si interviene con decisione e tempismo su vescovi che avrebbero mal utilizzato denaro favorendo crac finanziari, ma poi non si interviene con altrettanto tempismo su vescovi, teologi ed ecclesiastici che con i loro insegnamenti teologici spingono tante anime al peccato e – diciamolo francamente – anche alla dannazione.

Si parla di povertà, si dice giustamente che il denaro non è il valore per eccellenza e poi si presenta ai giovani il problema della disoccupazione come tra i problemi più gravi. Per carità è questo un problema importante, che si lega alla dignità della vita e alla possibilità di mettere su famiglia, ma quando si parla ai giovani non ci sono problemi più urgenti: la purezza, l’indissolubilità della famiglia, l’accettazione della vita fin dal concepimento..? Insomma, gli aspetti economici non sono importanti… ma sono importanti.

 

Antiautoritarismo-autoritarista

C’è chi ha detto – e sono ampiamente d’accordo – che la Chiesa postconciliare quando vuole (e vuole spesso) sa ripristinare molto bene i modi da santa inquisizione. Ovviamente per chi non “sente” come essa vuole, anche in questo caso mi riferisco alla Chiesa come dato sociologico non teologico.

Dalle mie parti si dice “a chi figli e a chi figliastri”, che significa: alcuni figli vengono trattati da figli, altri da figliastri. Nella Chiesa di oggi è tutto possibile, è possibile finanche che un notevole numero di sacerdoti di una grande nazione di tradizione cattolica come l’Austria firmi un appello chiamato niente di meno “invito alla disobbedienza e nulla di nulla, reazione pressoché inesistente; è possibile che il fior fiore dei teologi dica cose totalmente divergenti rispetto all’insegnamento ufficiale del magistero soprattutto in tema di morale sessuale e coniugale e anche in questo caso reazione pressoché inesistente; è possibile che ci siano abusi sulla liturgia per tutti i gusti (da canzonette e balli da parte del celebrante, fino a clown e majorettes sugli altari o quasi) e… reazione pressoché inesistente. Ma poi… se si vuole vivere una vita religiosa o diffondere una linea teologica in perfetta coerenza con la Tradizione e quindi con la dottrina di sempre della Chiesa, apriti cielo! Scattano i commissariamenti, le deposizioni, si tagliano teste (ovviamente in senso figurato) e sai.

Personalmente non ho mai condiviso le idee di Giorgio Gaber e penso che sia facile intuirne il motivo, ma che fosse una persona intelligente è fuor di dubbio, tanto è  vero che non si è mai scioccamente allineato al “politicamente corretto”, colpendo a destra… ma soprattutto a manca, cioè tra i suoi amici. C’è un bella canzone nell’album Libertà obbligatoria che s’intitola L’America. Alla fine vi sono queste parole:  «Te la mettono lì, la libertà  è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà». Che è come dire la tolleranza va bene ma solo per chi teorizza la tolleranza, altrimenti no.

Ora che questa atmosfera si respiri nel mondo, non sorprende: il mondo e il demonio devono pur fare il loro mestiere… ma che si debba respirare negli ambienti ecclesiali…

Ci rincuora però la inossidabile verità che la Chiesa è santa, che mai finirà, che la guida Nostro Signore Gesù Cristo e che è sotto il manto dell’Immacolata. 

       

 

   

Corrado Gnerre 3 agosto 2013






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